Sociale, accordo Comune-palchettisti sulla proprietà

«C'è la volontà di arrivare ad un accordo. L'esproprio? No, è da escludere. La soluzione con il Comune sarà bonaria». Il conte Federico Radice Fossati, erede della nobile famiglia di proprietari terrieri lomellini, appare cauto ma ottimista dopo l'ultima riunione della Società del teatro. «Non posso dire nulla di concreto, nè di ufficiale – aggiunge – ma il più è fatto». Radice Fossati è uno degli ultimi palchettisti privati. Gli altri, le grandi famiglie vogheresi, sono spariti via via di scena. Lontani i tempi in cui al Sociale si esibì Arturo Toscanini, allora giovane direttore d'orchestra e il teatro era l'epicentro della vita culturale cittadina. Mentre ricchi e nobili si dividevano i palchi, la platea era assiduamente frequentata dal popolo ma anche dai focosi ufficiali della caserma di cavalleria (inaugurata da re Vittorio Emanuele II nel 1858, alla vigilia della Seconda guerra d'Indipendenza): memorabili le risse e persino i duelli alla pistola che spesso dovevano stabilire a chi toccava il privilegio di corteggiare le dame più belle del corpo di ballo. di Roberto Lodigiani wVOGHERA Mai come in questo caso, la prudenza è d'obbligo, visto che la questione si trascina irrisolta da ventisei anni, cioè della chiusura definitiva del Sociale (1989), ma dopo l'accordo di massima raggiunto dal sindaco Carlo Barbieri con gli ultimi soci privati proprietari di palchi, forse siamo davvero alla vigilia di una svolta storica per il futuro del teatro e la sua restituzione alla città. L'intesa, maturata nell'ultima riunione della Società del teatro (di cui lo stesso Barbieri è presidente, con segretario il commercialista Boldroni), prevede sostanzialmente che l'intera proprietà dello storico monumento inaugurato nel 1845 passi al Comune, che acquisirebbe anche gli ultimi sette palchi appartenenti a privati. Sul come avverrà questa acquisizione, se sotto forma di donazione modale (chi cede mantiene una sorta di diritto di utilizzo del bene o ottiene altri benefici), di alienazione sulla scorta di una valutazione con perizia del valore dei palchi, oppure con un'ulteriore opzione, sta lavorando il pool di avvocati di uno studio legale milanese, specificamente incaricati dalla Società del teatro. Nella partita potrebbero entrare anche gli immobili annessi (Casino sociale, libreria del Teatro e un paio di appartamenti).Ma quel che più conta è che da entrambe le parti - Comune e palchettisti - emerge la volontà di arrivare a una soluzione condivisa, che eviti misure estreme quali l'esproprio (che presterebbe il fianco anche al rischio di lunghe controversie legali)e consenta di risolvere uno dei macigni che da oltre vent'anni impedisce, di fatto, di affrontare in modo serio e con concrete prospettive la questione del recupero del teatro. Il punto non sta tanto e non solo nella necessità per il Comune di rastrellare gli ultimi palchi in mano ai privati (dopo che la stragrande maggioranza è stata acquisita dalle giunte Scotti e Torriani), ma nel garantire all'ente pubblico la totalità della proprietà. Perchè in quel caso la Società del teatro, la Fondazione o qualsiasi altro status giuridico conseguente al patto Comune-palchettisti, avrebbe assai maggiori possibilità di ottenere finanziamenti e di ottenerli a tasso agevolato. Insomma: più soldi e con meno interessi da pagare. Il sindaco ammette i passi avanti sostanziali nel negoziato, ma usa ancora il freno a mano. «Diciamo che i rapporti con i palchettisti sono ottimi – sottolinea – Dopo l'ultimo incontro, al quale peraltro non tutti hanno potuto partecipare, ci siamo aggiornati per fine aprile, quando verrà approvato il bilancio». Lo stesso Barbieri, però, indica nel 30 giugno la data entro la quale il nodo-proprietà potrebbe essere risolto, e appare fiducioso in un'intesa amichevole con i privati, escludendo il ricorso all'arma finale dell'esproprio. Una volta risolta questa faccenda - sul come, lo capiremo nelle prossime settimane - si tratterà di trovare i sei milioni di euro necessari per il recupero del Sociale. Resta tantissimo da fare, dopo i lavori conservativi dell'edificio che hanno riguardato tetto, facciata e alcune parti interne. E' possibile, anzi probabile che si procederà a lotti, mano a mano che le risorse diventeranno disponibili, ma a palazzo Gounela c'è un cauto ottimismo sull'aspetto prettamente economico. Oltre ai finanziamenti esterni, il Comune spera sempre di poter reperire anche risorse interne, attraverso l'alienazione di pezzi del proprio patrimonio immobiliare. L'altra grande incompiuta del centro storico, con il castello Visconteo per ora recuperato solo a metà, attende. ©RIPRODUZIONE RISERVATA