Un disegno di legge per fare la riforma
di Maria Rosa Tomasello wROMA Il governo ha deciso di non tirare la corda: l'ultima parola spetterà al parlamento. Dopo oltre cinque ore di discussione, un dibattito interminabile in una riunione-fiume durata sette ore, il Consiglio dei ministri ha approvato con la formula «salvo intese» il disegno di legge che ridisegna il mercato del lavoro, mantenendo intatta la norma contestata sull'articolo 18, ma evitando il ricorso al decreto che avrebbe scatenato la reazione del Pd e dei sindacati e che invece sarebbe stata per il Pdl la scelta necessaria. Il ddl, viene sottolineato nel comunicato finale, «è frutto del confronto con le parti sociali». Contenuta in 26 pagine, sintetizzata in sette macro-aree - dai contratti all'equità di genere - la riforma «lungamente attesa dal Paese e fortemente auspicata dall'Europa» firmata da Elsa Fornero punta a «realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo» e a favorire «la distribuzione più equa delle tutele, contenendo i margini di flessibilità introdotti negli ultimi vent'anni e adeguando all'attuale contesto economico la disciplina del licenziamento individuale». La riforma, che «sarà costantemente monitorata e valutata», ha assicurato il ministro del Lavoro, introdurrà "premi" per rapporti di lavoro più stabili, contrasterà l'elusione degli obblighi contributivi e «renderà più efficiente ed equo l'assetto degli ammortizzatori sociali». Contratti e apprendistato L'apprendistato, definito «il trampolino di lancio» dei giovani verso la maturazione professionale, è considerato il punto di partenza «verso la progressiva instaurazione di rapporti a tempo indeterminato». A questo scopo, i contratti a tempo determinato costeranno di più alle aziende: è previsto un incremento del contributo (aliquota all'1,4%) destinato al finanziamento dell'Aspi. Per evitare che i contratti precari diventino un circolo vizioso, viene aumentato l'intervallo tra un contratto e l'altro a 60 giorni (se inferiore a 6 mesi) e a 90 giorni se di durata superiore (oggi 10 e 20 giorni). Per calcolare i 36 mesi di durata massima dei contratti a termine a uno stesso dipendente, inoltre, saranno computati anche i periodi di lavoro «somministrato». Cambiano le regole per i contratti di inserimento: le risorse destinate agli sgravi previsti per il contratto di inserimento (-50% di contributi per 12 mesi per l'assunzione a termine, 18 se a tempo determinato) saranno destinate al sostegno dei lavoratori ultracinquantenni disoccupati da almeno 12 mesi. L'assunzione di apprendisti viene collegata alla percentuale di lavoratori stabilizzati negli ultimi tre anni (50%), mentre il rapporto tra apprendisti e dipendenti passa dal 1/1 a 3/2. La durata minima dell'apprendistato sarà di 6 mesi. Norme più stringenti anche per part-time, lavoro intermittente e a progetto: per i co.co.pro iscritti alla sola gestione separata Inps l'aliquota contributiva aumenterà da 2013 al 2018 fino a raggiungere il 33%, la stessa dei dipendenti. Le collaborazioni con partita Iva saranno considerate coordinate e continuative se dureranno più di 6 mesi in un anno e se il collaboratore ricaverà da queste più dei 75% dei guadagni. Ammortizzatori sociali In caso di perdita di lavoro le tutele vengono estese ai settori oggi non coperti dalla cassa integrazione straordinaria, come apprendisti e artisti. La riforma istituisce una nuova Assicurazione sociale per l'impiego destinata a sostituire quattro tipi di indennità, tra le quali quella di mobilità. L'Aspi, dunque, coprirà i dipendenti del settore privato e i lavoratori pubblici a tempo non indeterminato. Avrà diritto al sostegno chi ha maturato due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane nell'ultimo biennio. La durata, a regime, nel 2017, sarà di 12 mesi per i lavoratori con meno di 55 anni, 18 mesi per gli ultra 55enni: sarà pari al 75% della retribuzione fino a 1150 euro e al 25% per la parte superiore a questo limite. L'importo massimo sarà di 1.119,32 euro. Istituiti anche trattamenti brevi, come la mini-Aspi per la quale il requisito di accesso sarà avere almeno 13 settimane di contribuzione negli ultimi 12 mesi. E' prevista inoltre l'istituzione presso l'Inps di fondi di solidarietà bilaterali per i settori non coperti dagli interventi di integrazione salariale. Più diritti alle donne Per contrastare il fenomeno delle «dimissioni in bianco», finalizzate a licenziare la donna in caso di gravidanza, il ddl estende da 1 a 3 anni di vita del del bambino il periodo entro il quale le dimissioni devono essere convalidate dagli ispettori del ministero del Lavoro. Entro il primo anno del bimbo resta vietato licenziare, e sempre entro il primo anno, le dimissioni danno diritto alle indennità previste in caso di licenziamento, come se si trattasse di dimissioni per giusta causa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA