Luca, condanne confermate Torrevecchia non dimentica
di Maria Grazia Piccaluga wTORREVECCHIA PIA Non si è voltato verso di lei nemmeno una volta, Morris Ciavarella. «Mai una lettera, mai una parola di pentimento» dice con amarezza Franca Massari, 72 anni, mamma di Luca, il tassista massacrato di botte il 10 ottobre di due anni fa a Milano. Ieri mattina, nell'aula della Corte d'Assise d'Appello, lo sguardo della madre e quello dell'assassino di suo figlio non si sono mai incrociati. Per Ciavarella, 32 anni, è stata confermata la condanna a 16 anni che il gup gli aveva già inflitto nel luglio dello scorso anno. «Non sono contenta – spiega mesta Franca Massari –. Abbiamo perso tutti: io non ho più il mio Luca e questi ragazzi si sono rovinati la vita». E'pomeriggio avanzato. E' nella sua casa di Locate Triulzi, è appena rientrata da una giornata faticosa a Milano che ha riaperto tutte le ferite. «Ci sono andata sola – dice – . Mio marito in questi anni si è ammalato, mio figlio non ha retto al dolore che stava attorno a tutta questa vicenda e si è trasferito al sud, in Puglia. Ma io questa mattina non volevo lasciare solo il mio Luca al processo». Nell'aula in cui si è riunita la Corte d'Assise d'appello c'erano solo i magistrati, gli avvocati, lei e Ciavarella. «Sono stata male sentendo il racconto di quello che è stato fatto al mio Luca quel giorno – dice –. Ma lui, il Ciavarella, credo non si sia mai pentito. E' rimasto seduto, a testa bassa mentre le parti ricostruivano quella maledetta aggressione». Il collegio giudicante non ha ritenuto praticabili sconti di pena e ha accolto le conclusioni del sostituto procuratore generale Carmen Manfredda. Sono stati riconfermati i 16 anni a Morris Ciavarella che nell'ottobr e di due anni fa aveva aggredito, ferendolo a morte insieme a Pietro e Stefania Citterio, il tassista 45enne originario di Torreveccia Pia. Luca Massari aveva 45 anni , una fidanzata, tanti progetti. Ed era anche la colonna portante della sua famiglia. La sua unica colpa, quel mattino, era stata quella di aver investito, al volante della sua auto di servizio, il cane di Sara Panebianco, fidanzata del Ciavarella. Per i due Citterio, accusati di concorso in omicidio, il processo con rito ordinario si farà il mese prossimo. «Ogni volta è una crucis – dice la madre del tassista ucciso –. Non c'è solo il dolore. C'è anche il disagio di dover andare ogni volta dagli avvocati, dal notaio, ai processi penali e civili. Oltre al dolore che si rinnova continuamente ci sono le spese, perché di risarcimento noi non abbiamo visto un centesimo. Ci hanno detto che la famiglia non possiede nulla». «Ma questa volta, che ho dovuto prendere treno e mezzi per muovermi dentro Milano da sola, è filato tutto liscio. Ho sentito mio figlio accanto a me». Al cimitero di Locate Triulzi, sulla tomba di Luca, mamma Franca va tutti i giorni. «Anche due. tre volte al giorno – dice mentre la voce si fa più morbida –. Il cimitero è qui, a due palazzi di distanza da casa nostra. Porto i fiori, parlo alla sua fotografia. Ma so che il mio Luca non è li dentro. E' sempre accanto a me». ©RIPRODUZIONE RISERVATA