Accesso all'ultimo miglio Telecom: «Un esproprio»
ROMA Incostituzionale, impraticabile, inutile: in una parola, «un esproprio». Il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè, non usa mezzi termini per criticare l'emendamento al decreto semplificazioni che apre a terzi la manutenzione dell'ultimo miglio della rete dell'ex monopolista. Una misura che, anche secondo il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò, «va modificata e il governo ne è consapevole». Oggetto del contendere è l'emendamento, approvato dalla Camera, alla legge di conversione del decreto semplificazioni, che prevede l'accesso disaggregato all'ultimo miglio della rete Telecom: in sostanza, la possibilità per gli operatori alternativi di scegliere a chi affidare l'eventuale riparazione del doppino da loro affittato. Una misura che, evidentemente, non può piacere a Telecom Italia. E allora Bernabè sceglie una cornice non casuale per il suo affondo, la Relazione annuale dell'Organo di vigilanza, la struttura guidata da Giulio Napolitano che ha il compito di verificare proprio la parità di accesso alla rete fissa di Telecom da parte degli operatori alternativi e delle divisioni commerciali della stessa Telecom. Il numero uno del gruppo telefonico spiega numeri alla mano che la concorrenza in Italia c'è (quota di mercato degli alternativi nell'accesso, per esempio, passata dal 23% del 2008 al 33% del 2011) e osserva che iniziative come questa «rappresentano un vero strappo a uno Stato di diritto, una evidente forma di espropriazione»: inoltre si tratta di «interventi dirigistici che presentano evidenti profili di legittimità costituzionale, poichè incidono direttamente (e senza alcuna motivazione di pubblico interesse) sul diritto di disporre e godere dei propri beni da parte del soggetto (privato, è bene ricordarlo) titolare della rete». Anche laddove la misura non dovesse essere corretta al Senato (ma Bernabè si augura che «alla fine prevalga il buon senso»), sarebbe «impraticabile» da un punto di vista tecnico, non gioverebbe ai consumatori e presenterebbe problemi sul piano della sicurezza. Insomma, secondo Telecom l'emendamento va rivisto e, aggiunge Bernabè con un pizzico di polemica, «i politici dovrebbero astenersi dal discutere di problemi tecnici che non conoscono». Stefano Saglia, deputato Pdl e relatore del decreto, replica che la norma «è un tentativo di liberalizzare un settore in cui esiste un sostanziale monopolio». Ma anche l'Agcom, forte dei rilievi già messi in evidenza dalla Commissione europea, auspica un intervento in Senato che raddrizzi la norma: «C'è bisogno di una modifica», dichiara il presidente Corrado Calabrò, aggiungendo che «il governo ne è consapevole e ci sta lavorando, in contatto con la commissione».