Ferrera, l'affare amianto che rende 50 milioni
FERRERA ERBOGNONE Tutto nasce da una comprensibilissima esigenza: smaltire l'amianto. Si chiama Pral, Piano Regionale Amianto Lombardia: le stime sulla presenza di amianto nella regione sono di circa 2.800.000 mc3, ma nel 2007 ne sono stati rimossi e smaltiti solo 150.000 mc3. La presenza di amianto è un problema serio, gli esperti citano la situazione epidemiologica della Lombardia che, «quanto a malattie asbestocorrelate è piuttosto grave. Dal Registro dei Mesotelioma risulta che le persone colpite da mesotelioma superano ogni anno le 300 unità e sono in costante aumento; una stima prudente che prende in esame altre forme tumorali asbestocorrelate ci dice che sono circa un migliaio i morti per amianto in Lombardi». Tra questi, ci sono le vittime dell'ex Fibronit: un procedimento penale in corso, la necessità di bonificare, ci vorranno 30 milioni di euro, quell'area nella cittadina di Broni e di smaltire l'amianto. C'è il problema dei costi, dunque, ma anche su dove fare (sotto il profilo territoriale) la discarica speciale per accogliere non soltanto le circa 1.500 tonnellate di cemento/amianto della ex Fibronit, ma anche le restanti 3.500 tonnellate di amianto presente in provincia. E' l'estate del 2010, ancora si parla dei siti di Cava Manara/San Martino, di Ferrera Erbognone, di Gambolò. L'amianto è un buon affare e a Ferrera Erbognone lo capiscono al volo. Qui la società Acta, presso la cascina Gallona, decide di costruire una discarica di amianto che potrebbe rendere 50 milioni di euro. Il problema sorge subito con i comitati locali. «Non vogliamo la discarica - dice Mariagrazia Giordana, una delle esponenti – perchè è in una zona già piena di impianti. Abbiamo una raffineria, una centrale elettrica e nella vicina Lomello c'è ora un impianto per lo smaltimento fanghi. Ci sembra troppo». Per non dire del vicino impianto di Galliavola, dove vengono smaltite le ceneri del termovalorizzatore di Parona. A chi giovi la discarica è difficile da stabilire. Il sindaco di Ferrera Erbognone se n'è fatto promotore, mentre quello di Sannazzaro è contrario, ma scavando tra le carte e nei progetti si scopre,che soprattutto ne trae giovamento il proprietario del terreno. I coniugi Giovanni Allevi e Carola Maggi stanno per vendere il terreno dove sorgerà la discarica di amianto a un prezzo dieci volte maggiore di quello di mercato. Il pioppeto si trova davanti alla raffineria dell'Eni e ha una dimensione di 130.075 mq e sarà venduto, stando al piano finanziario che compare sul sito della Regione e redatto dalla ditta Acta, acquirente del terreno, a 4 milioni di euro. In pratica un terreno definito come agricolo, con un valore quindi di 3 euro al metro quadro, verrà venduto a circa 30. Chi ha interesse a spendere così tanti soldi per comprare un pioppeto? Ad esempio lo stesso proprietario del pioppeto. Infatti, di Acta fanno parte con 17.500 quote la moglie di Allevi, e altre due società Argitek e Tirsi, rispettivamente con 55.000 quote e 27.500 quote, che hanno sede proprio alla cascina Gallona. Completano il quadro Bruno Calzolai di Voghera, membro dell'Unione Industriali, Nicolò Criscuolo di Brescia e Mario Scevola di Milano. (f.ma,)