Redditi e politica Ecco i modelli 730 messi su Facebook
di Fabrizio Merli w PAVIA In attesa di decisioni da parte del presidente del Consiglio comunale, Davide Ottini e Davide Lazzari pubblicano i loro redditi su Facebook. E, nella stessa giornata in cui sono stati resi noti i guadagni dei parlamentari, un altro consigliere comunale del Pd, Massimo De Paoli, dichiara di "esigere" che il Comune pubblichi il suo reddito da lavoro sul sito istituzionale. Ottini, funzionario della Camera del Lavoro, nel Cud 2011 ha denunciato 25.868 euro lordi. Ai quali vanno aggiunti 3.381 euro di "gettoni" di presenza in Consiglio e nelle commissioni comunali. Guadagni che Ottini commenta così: «Sono 3381 euro lordi in un anno per 22 sedute di consiglio (su 24 totali) e 25 sedute di commissioni varie. Tolte le tasse (912 euro) fanno un netto di 2469 e tolto il 10% che versiamo al partito a me consigliere è restato un "tesoretto" di euro 2220. Se consideriamo che mediamente le sedute di consiglio comunale durano 5 ore e quelle di commissione 2 ore io ho lavorato un totale di 160 ore ad una retribuzione netta oraria di 13,38 euro. Tolte le spese vive utilizzate per far politica (telefono, stampa materiale cartaceo/volantini, campagne straordinarie del partito, cene di gruppo le sere di consiglio) io nel 2011 ho conteggiato una perdita complessiva di circa 400 euro». Davide Lazzari, dipendente dell'amministrazione provinciale, ha pubblicato un modello 730 dal quale risulta che nel 2010 ha avuto un reddito imponibile da 15.013 euro. Ai due esponenti Pd si è unito il loro compagno di partito e di Consiglio comunale. Massimo De Paoli, sempre su Facebook, scrive: «Se ne parla tanto. Io qui non pubblico il mio 730 perché sono uno di quei consiglieri che lo aveva consegnato quando era stato richiesto e esigo che sia il sito del Comune di Pavia a pubblicarlo». Il presidente del Consiglio comunale, Raffaele Sgotto, la settimana scorsa ha fatto sapere che alcuni consiglieri hanno consegnato la dichiarazione dei redditi e altri no. E si è preso cinque giorni per comunicare i nomi di chi l'ha fatto e di chi, in ogni caso legittimamente, ha deciso di non farlo. Non verranno diffusi i redditi: «Non è opportuno».