S. Matteo, personale in crisi in molti reparti

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Nell'unità di Cardiochirugia del San Matteo basta una malattia per far saltare i turni e richiamare il personale a casa di riposo. In Pronto soccorso dei 30 infermieri che erano stati promessi per tamponare l'emergenza ne sono arrivati 22. E nei giorni scorsi uno di loro ha rassegnato le dimissioni, per tornare al Sud. Nella stessa settimana un altro infermiere ha lasciato il suo posto, in Rianimazione, e ha chiesto la mobilità. Si aprono buchi in tutti i reparti e si fatica a coprirli. Inoltre a partire da luglio, e per i mesi successivi, scadranno i contratti a termine per circa 100 dipendenti : una sessatina di infermieri e una quarantina di operatori socio sanitari. «La direzione non pensi di aprire il Dea a maggio, tra due mesi. con il personale in servizio oggi in ospedale. In tal caso ci incateneremo alla porta d'ingresso» annuncia Marco Grignani, segretario provinciale della Uil Fpl. «Molti reparti sono in ginocchio, alle stremo – aggiunge – Da Cardiochirurgia a Urologia, passando dalle sale operatorie alla clinica medica. E' una situazione generalizzata in tutto l'ospedale». Ad essere in grave difficoltà, spiegano i sindacati, sono anche i lavoratori delle sale operatorie. Per far funzionate il Robot Da Vinci non è ancora stata costituita l'équipe dedicata e vengono pescati, di volta in volta, infermieri dalle varie unità. «Con il risultato che chi viene arruolato entra in servizio la mattina ed esce alle 18, in genere senza staccare per il pranzo perché non ha il cambio» dice Grignani. La Regione, nei mesi scorsi, aveva calcolato la carenza di personale del San Matteo: 160 addetti in meno rispetto alle esigenze reali. Rimane il vuoto sulla carta e nei reparti. «Li stiamo ancora aspettando – commenta Roberto Gentile della Fsi – . Abbiamo già chiesto alla direzione un tavolo tecnico i sindacati e la nuova rsu perchè con il personale che abbiamo oggi, nel vecchio ospedale, nel Dea non si può far nulla. sono previsti nuovi aspetti organizzativi che richiederanno maggiori risorse che non ci sono. Siamo preoccupati. Basta una maternità per andare in crisi». «Ci sono molti disagi legati alla carenza di personale, alle reperibilità, alle sostituzioni – riflette Paolo Roversi della Nursing up –. Il progetto del pronto soccorso nel Dea è bellissimo: consentirà di restare ricoverati anche tre giorni ma senza il personale adeguato non se ne potrà attivare nemmeno la metà».