«Scarpa d'Oro, una gara da duri»

di Stefano Romano wVIGEVANO Cento chilometri la settimana, correndo la sera dopo aver lavorato di giorno e aver messo a letto la bimba di 5 mesi: la Scarpa d'Oro si prepara così, rubando il tempo degli allenamenti alla propria vita per non rubarlo al lavoro e alla famiglia. Corrado Mortillaro, 26 anni, agente di polizia penitenziaria, la Scarpa d'Oro l'ha già vinta una volta, sotto il diluvio del 2009. E quest'anno? L'atleta di Vermezzo che corre per i colori novaresi dell'atletica Palzona torna sull'acciottolato di Vigevano? «Certo che ci torno – Risponde Mortillaro –. E ci torno per fare bene. Anzi, per vincere» Ma come si prepara una mezza maratona come la Scarpa d'Oro? «Parlo per me, naturalmente, visto che ogni atleta si prepara con una programma differente. Ci vogliono almeno tre mesi di allenamento, con tre corse lunghe da 26 chilometri, e poi una serie di ripetute lunghe, fino a 3mila metri, possibilmente anche in salita. Io riesco a correre circa 100 chilometri la settimana, ma ci sono atleti che hanno una media in allenamento di 170, anche 180 chilometri la settimana». Allenamenti anche in salita? Ma la Scarpa d'Oro è una corsa di pianura per eccellenza. «E' vero, ma è anche un corsa sfiancante, molto diversa dalle altre mezze maratone del nord Italia. In stagione ne ho già corse cinque, vincendo l'ultima, a Vittuone, l'11 febbraio scorso». La Scarpa d'Oro gara diversa e sfiancante. Perchè? «All'inizio si corre sui sampietrini, quindi su una superficie diversa da quella che si può trovare sia nelle gare che ogni atleta disputa nel corso dell'anno, ma anche diversa da quella sulla quale di norma ci si può misurare in allenamento. E poi una gran parte della gara si corre in un ambiente cittadino: vicoli, strade strette alle quali, esattamente come per l'acciottolato, non si fa l'abitudine nel corso dell'anno, nè in gara, nè in allenamento. Detto questo, superata la fase dell'acciottolato sotto le scarpette e della corsa tra le strade più strette della città è una gara scorrevole, senza strappi in salita». La vittoria sotto il diluvio nel 2009 era arrivata a 23 anni, ora si presenta allo start a 26 compiuti. Come cambia con l'età l'approccio a una gara come la Scarpa d'Oro? «Anche in questo caso posso parlare per me. E per me non c'è una grande differenza d'approccio tra i 20 e 30 anni. E solo una questione di testa. Anzi, di allenamento e di testa: con gli anni si affina la strategia di allenamento e, per fortuna, anche l'approccio psicologico (sia in allenamento che in gara) migliora». Da veterano che consiglio darebbe ad un esordiente con qualche speranza? «Di non partire con un ritmo troppo alto. La Scarpa d'Oro è una gara dura da affrontare con progressione. E se il tempo sarà brutto, allora diventerà una gara durissima tra le pozzanghere».