"Vi racconto un libro", la tragedia degli alpini
PAVIA Per il nostro gioco riservato a ragazzi e bambini "Vi racconto un libro" pubblichiamo la recensione inviataci da Stefano Rovida, che frequenta la prima C della scuola Ada Negri di Belgioioso. Il titolo del libro è "Centomila gavette di ghiaccio" scritto da Giulio Bedeschi. Questo testo appartiene al genere letterario di romanzo memorialistico, mi appassiona perchè parla di fatti accaduti veramente e vissuti dall'autore in prima persona ma non ho letto libri né dello stesso autore né dello stesso genere. Il libro parla del sottotenente medico Italo Serri che deve affrontare la dura campagna di Russia a fianco dei suoi compagni. Durante la Seconda Guerra Mondiale il corpo di spedizione alpino viene inviato sulle sponde del fiume Don per formare, insieme ai tedeschi, la linea sul fronte russo che doveva essere la difesa per conservare i confini dell'Asse. Dopo una sequenza di lotte e battaglie gli alpini sono costretti alla ritirata nella steppa durante l'inverno russo senza un adeguato equipaggiamento, scarse munizioni e mancanza di cibo. Nel percorrere chilometri di cammino gli uomini muoiono di freddo o per rappresaglia da parte dei cosacchi mentre i superstiti riescono ad arrivare a un villaggio dove vengono aiutati. Dopo aver recuperato le forze, gli alpini partono e in poche ore di viaggio raggiungono la tradotta italiana. In quel luogo vengono imbarcati su un treno e, dopo un lungo viaggio, arrivano finalmente il Italia. Ciò che ne rimane del corpo alpino ora è salvo. La vicenda mi è sembrata più avvincente durante la ritirata verso un posto al sicuro perchè gli alpini hanno dovuto superare molte prove per sopravvivere. Mentre mi è sembrata più noiosa all'inizio quando sono partiti per arrivare sulle rive del Don. Il narratore è esterno alla vicenda e parla in terza persona. La scelta dell'autore mi piace perché parla di un periodo storico molto duro e cruento vissuto in prima persona. Il protagonista è il sottotenente medico Italo Serri mentre i personaggi secondari sono: il comandante Reitani, il furiere Clerici, il conduncente di muli Scudrèra, Pilon, Bartolan, Fraita, Sorgato e il colonnello Verdotti. Il colonnello Garri che era il comandante del reggimento ha una voce robusta, una mano ampia, solida, forte come il viso e tutta la struttura dell'uomo. E' alto, massiccio e guardandolo dava la sensazione di possedere una forte forza di volontà. Ha le labbra carnose si contrastavano gli occhi con una luce di bonaria cordialità. Si supponeva che avesse quarantacinque anni anche se sopra le sopracciglie nere spiccava la lucentezza del cranio. La sua voce è risonante, imperativa, abituata ai comandi ed emanava una grande forza. Ma nonostante la sua rudezza militare aveva una grande capacità di comprensione. Il tenente Reitani ha un volto pallido, uno sguardo dolce, due occhi nerissimi, sopracciglie nere, sottili e lunghe. Il naso finemente modellato e due labbra chiuse e ferme completavano il suo viso a forma di ovale. Il corpo è alto e snello inoltre possiede un atteggiamento prettamente militare. I personaggi della vicenda appartengono all'ambiente sociale militare. In generale i personaggi hanno suscitato in me grande stima per la loro forza d'animo ma anche la tristezza per le condizioni di vita a cui sono dovuti sottoporre per sopravvivere. La vicenda si svolge durante la Seconda Guerra Mondiale e lo si capisce dal contesto storico e dai fatti narrati. I personaggi si muovono nella fredda steppa di Russia. Un ambiente particolarmente importante è la riva del Don dove si svolgono le principali battaglie. Sono riuscito ad immaginare con la mia fantasia tutti i particolari del racconto. L'autore utilizza un linguaggio forbito e colloquiale, scrive con periodi lunghi, inserisce molti dialoghi e descrizioni, inserisce molte riflessioni e narra con ritmo lento. Mi piace qiesto stile perchè dona al racconto un certo tono e una certa atmosfera. Il tema che affronta il libro è l'atrocità della guerra. Le idee dell'autore sono espresse in modo indiretto e una in particolare è la concezione dell'inutilità della guerra. Per me non esiste insegnamento che si possa ricavare dal testo perchè l'autore ha vissuto in prima persona la vicenda per cui racconta la sua esperienza negativa. Il libro mi è piaciuto perchè ha suscitatoin me interesse per gli avvenimenti storici ma anche tanta tristezza per quegliuomini che hanno dovuto affrontare la guerra. Il racconto ha suscitato in me interesse per l'equipaggiamento militare utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale e mi ha fornito nuove conoscenze riguardanti la guerra di posizione. Vorrei consigliare la lettura di questo libro ad un mio compagno di classe che è appassionato come me alla vita militare e alla storia del passato. Stefano Rovida