Neca, ecco cosa inquina le acque

di Marianna Bruschi wPAVIA Cloroformio e trielina. Due sostanze nocive per la salute. Due sostanze considerate cancerogene. Con livelli oltre i limiti. E' questo l'inquinamento della falde acquifere dell'ex area Neca. Ed è su questi elementi che si dovrà valutare la bonifica delle falde, dopo quella già eseguita sui terreni. Martedì l'incontro in Regione non è arrivato a un punto. Arpa, Comune e Provincia si dovranno incontrare di nuovo il prossimo 26 marzo. Perché? Ci sono differenze sui dati. «Abbiamo chiesto un approfondimento sulla falda locale – spiega l'assessore provinciale Alberto Lasagna – e restiamo in attesa dell'interpretazione dei dati». Quelli dell'Arpa sono diversi da quelli di Isan (Impresa strumentale area Neca), Geoser e Tecno Habitat (imprese che si sono occupate della bonifica dei terreni). Se i numeri non riescono a mettere d'accordo, sulla pericolosità delle sostanze non ci possono essere dubbi. La bonifica da 12 milioni di euro ha portato a risanare i terreni: le terre contaminate sono state rimosse e smaltite, quando necessario. Ora però l'attenzione si è spostata sulla falda acquifera. Qui è stata rilevata la presenza di numerosi solventi. Il cloroformio. Liquido trasparente, abbastanza volatile, nocivo per la salute umana e per l'ambiente, considerato cancerogeno. ha un effetto anestetico, e l'esposizione prolungata può danneggiare il fegato e i reni. La trielina. Liquido incolore, dall'odore dolciastro come il cloroformio si sospetta possa essere cancerogeno. Se inalato dà sintomi simili all'ubriacatura, un'esposizione prolungata può portare all'incoscienza e alla morte. Tra le sostanze con parametri sopra i livelli di legge ci sono anche il tetracloroetilene, un solvente incolore usato nelle lavanderie a secco, e il dicloropropano, anche questo un solvente. «Difficile validare i dati dal punto di vista analitico» e per questo gli enti coinvolti nel recupero dell'area sono stati riconvocati per la fine del mese. La Provincia dovrà certificare la bonifica, ha il ruolo di ultimo controllore e per questo ha chiesto di avere più dettagli, e uniformità nei dati, per questo serve chiarezza. «Abbiamo bisogno di avere dati chiari – spiega l'assessore Lasagna – e abbiamo anche chiesto maggiori dettagli sul comportamento della falda». Perché se ad essere inquinata è la falda dell'area Neca c'è il rischio che ci sia da intervenire anche attorno. Resta poi il problema dell'origine di tale inquinamento. Da un lato c'è chi sostiene la tesi dell'inquinamento "storico" dell'area, derivato dalle fabbriche. E chi invece ne sostiene un'origine esterna. Anche se, per esempio, nelle acque del Navigliaccio non era state queste stesse sostanze. Altro punto da chiarire: sono stati chiesti nuovi sondaggi nei terreni sotto l'ex riseria, che dovrebbe diventare sede del Vittadini e più in generale «Casa della musica». Se dovessero emergere dati elevati si dovrebbe ripensare a una nuova bonifica del terreno. E chi la pagherebbe? E di quanto si allungherebbero i tempi? A quel punto potrebbe essere necessario rinunciare al progetto del Vittadini. su Twitter @MariannaBruschi