Lavoro, passi avanti verso l'accordo
di Vindice Lecis wROMA «Mi pare che stiano maturando cose positive». Le parole di Susanna Camusso, al termine dell'incontro di ieri mattina tra i sindacati e il ministro Fornero, fotografa certo una situazione di cauto ottimismo ma conferma in realtà che la trattativa sembra essere ripartita somigliando questa volta a un negoziato vero. Le bozze sulla riforma degli ammortizzatori sociali e le linee d'intervento sulle nuove tipologie contrattuali sarebbero state ritoccate. Per i nuovi ammortizzatori sociali si potrebbe allungare il periodo di transizione, portando più in avanti la data di avvio e l'entrata a regime del nuovo sistema, rispetto al 2013-2015 indicato nella proposta di riforma del lavoro. Si valuterebbe l'entrata a regime nel 2017, come inizialmente ipotizzato. L'aumento della nuova assicurazione sociale per l'impiego, Aspi, (che nella proposta di Fornero dovrebbe sostituire l'attuale mobilità) per i lavoratori oltre i 58 anni dovrebbe restare al livello attuale: 36 mensilità, cioè tre anni, garantendo quindi l'avvicinamento per i lavoratori "anziani" alla pensione. Questa è una delle ipotesi che sarebbe stata discussa nell'incontro. I sindacati hanno infatti espresso molte perplessità sul meccanismo dell'Aspi che, se restasse come proposto dal governo, porterebbe a lasciare scoperti molti lavoratori, senza sussidi nè pensione. Nella bozza che il governo aveva inviato ai sindacati l'Aspi si fermava per i lavoratori oltre 58 anni a 18 mensilità. Il ministro appare soddisfatto: «Un accordo mi sembra realizzabile. Lavoriamo per questo, credo che potremmo farlo la prossima settimana». L'incontro, convocato nella tarda serata di martedì nel pieno della bufera sulla «paccata» di soldi senza il sì dei sindacati, secondo Fornero «è stato sicuramente utile, una buona discussione. Ci incontreremo ancora al di la dei riflettori. Non sto facendo sfoggio di un ottimismo di maniera, sono conscia che ci sono problemi». Resta comunque l'ipotesi dell'accordo per il 23 marzo. I sindacati restano prudenti. Parlano di riunione positiva ma hanno la bocca cucita. «Se ci fossero soldi - dice Susanna Camusso - e noi continuiamo a chiederli servirebbero a darci prospettive». Nessun limite ai tempi: possono essere brevi, prosegue la leader della Cgil, «se ci sono soluzioni». Più loquace appare Raffaele Bonanni, segretario della Cisl. «Pare che la situazione si sta ammorbidendo. Posso dire che va meglio dell'altro ieri». Poi chiede al governo di «essere flessibile». In quel caso «l'accordo sulla riforma del mercato del lavoro è a portata di mano», aggiungendo che è necessario avere risorse aggiuntive per gli ammortizzatori, soprattutto in questo periodo di durissima crisi dell'occupazione. Bonanni ha ripreso il suo cavallo di battaglia sulla «manutenzione» dell'articolo 18. Argomento che trova disponibile anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ma non la Cgil. Le imprese invece non sono pienamente in sintonia con le idee del ministro. Sia Confindustria che la Rete delle piccole e medie (commerciali, cooperative, di servizi). Marcegaglia dice che dal governo «ci danno paccate e basta» e chiede invece una maggiore attenzione agli «strumenti per gestire» nei prossimi anni molte «ristrutturazioni industriali». Contesta anche «un disegno teorico sulla pelle della gente» mentre servirebbe «pragmatismo e concretezza» perché sono in gioco «posti di lavoro». Pieno consenso invece alla volontà di modificare l'articolo 18 con «una buona riforma» che «ci ha chiesto la Bce». Non piacciono a Rete imprese le cifre del ministro: non firmiamo a queste condizioni, minacciano. «Per il nostro settore c'è stato un aumento del contributo previdenziale per 2,7 miliardi. Questa riforma così come ci è stata proposta costerebbe circa 1,2 miliardi in più l'anno». In attesa dello scontro sull'articolo 18 - l'unica mediazione che la Cgil può accettare sono misure sul taglio dei tempi giudiziari - le bozze sulle quali le parti sociali stanno discutendo riguardano la riforma degli ammortizzatori sociali e gli interventi sulla disciplina delle tipologie contrattuali. Punti centrali della riforma sono l'assicurazione sociale per l'impiego a carattere universale, il mantenimento delle tutele esistenti ma solo in presenza del rapporto di lavoro (la cassa straordinaria servirà per le ristrutturazioni e non per chiusura delle aziende). L'assicurazione sociale per l'impiego sostituirà quattro indennità esistenti (mobilità, disoccupazione non agricola ordinaria, disoccupazione con requisiti ridotti, disoccupazione speciale edile). Oggi altri incontri separati, in attesa del vertice di lunedì con Monti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA