Spesa alimentare ai livelli di 30 anni fa

di Paolo Carletti wROMA L'Istat certifica che l'Italia è ufficialmente in recessione tecnica, mentre i consumi di prodotti alimentari sono talmente in calo da riportarci ai livelli dei primi anni '80. E per i primi due trimestri del 2012 le previsioni sono negative, con una «speranzina» di piccola ripresa verso la fine dell'anno. Quadro nero e inquietante anche se lo scenario previsto era più o meno questo. L'Italia non cresce, aziende e famiglie sono strozzate dal fisco, e oggi non si tagliano più le spese voluttuarie, bensì – come attesta un'indagine di IntesaSanpaolo – è il carrello della spesa che si è alleggerito. Secondo il rapporto sull'agroalimentare presentato dall'ufficio studi della banca, i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno segnato nel 2011 un calo dell'1,5% a prezzi costanti. Cioè in termini di spesa pro-capite si è tornati indietro di quasi 30 anni. Era infatti dai primi anni '80 che l'italiano non scendeva sotto la soglia dei 2.400 euro annui destinati alla spesa alimentare. «Ciò segnala – si legge nel rapporto – evidenti difficoltà del consumatore che modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili». Un dato che potrebbe peggiorare a breve per l'aumento della disoccupazione e la stretta fiscale «che fanno prevedere una nuova riduzione dei consumi». Coldiretti fa sapere che le tavole degli italiani si sono impoverite in quantità nel 2011 con meno carne bovina, carne di maiale e salumi, ortofrutta e addirittura latte fresco. Brutti segnali, peggiori di quelli che arrivano dall'Istat: il Prodotto interno lordo nel quarto trimestre è sceso dello 0,7% rispetto al precedente, e dello 0,4 se rapportato allo stesso periodo dello scorso anno. Tutte le componenti della domanda interna sono risultate in diminuzione su base congiunturale. Questo anche se l'Ocse a gennaio non boccia del tutto l'Italia, il cui superindice avanza di 0,4 punti a quota 96,6, meglio di Germania e Francia (+0,1 e +0,3%) con un giudizio complessivamente positivo per l'intera Eurozona. Nel quadro complessivamente negativo dell'economia nazionale, si inseriscono a pieno titolo anche le retribuzioni, aumentate meno di quanto abbia fatto l'inflazione. Nella media del 2011 le retribuzioni lorde aumentano nel complesso dell'industria e dei servizi del 2,2% rispetto all'anno precedente (2,9% nel 2010), con l'inflazione invece attestata al 2,8%. Duro il commento di Fassina, responsabile Economia e lavoro del Pd: «Questi dati non sorprendono, sono la conseguenza inevitabile di una linea di politica economica sbagliata che i conservatori tedeschi impongono da tre anni all'euro». Per il Codacons il trend del Pil «è drammatico e le stime di una contrazione dell'1,2% nel 2012 è ottimistica. Finché non si salvaguarderà la capacità di spesa degli italiani non si uscirà dalla crisi in cui le famiglie sono progressivamente precipitate dal 2012». ©RIPRODUZIONE RISERVATA