Articolo 18, spunta il modello tedesco
ROMA Spunta il modello tedesco per depotenziare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori senza però cancellarlo del tutto. La norma attualmente in vigore, aderendo alle regole in uso in Germania resterebbe solo per i licenziamenti discriminatori. Il giudice dovrà controllare - e questa è la parte che riguarda i soli licenziamenti economici - che non si tratti invece di un licenziamento discriminatorio o legato a motivi disciplinari. Rispetto all'attuale normativa - che obbliga le aziende a reintegrare il lavoratore nel suo posto su ordine del giudice per chi è licenziato senza giusta causa - ora non sarà più possibile: il dipendente dovrà accontentarsi di un indennizzo pari a 18 mensilità senza però il reintegro. C'è anche un aspetto che riguarda i licenziamenti per motivi disciplinari. Oggi il lavoratore, se il giudice ritiene che la sua uscita dal lavoro non sia legittima, ottiene indennizzo e reintegro. Se invece dovesse passare la riforma Fornero, almeno per quanto è dato sapere, il lavoratore avrebbe diritto, sulla base delle decisioni del giudice, o al reintegro oppure alla corresponsione di un'indennizzo sino a 18 mesi di stipendio. Il modello tedesco è principalmente questo. Sui nuovi assunti la tutela dell'articolo 18 non dovrebbe più sussistere, rendendo possibile il licenziamento anche senza la giusta causa. La fase successiva, quella post crisi, dovrebbe infine coinvolgere anche i vecchi assunti. La Cgil non sembra disposta a discutere di modifiche così profonde all'articolo 18, aiutata ieri da Bersani che ha messo in guardia da chi «vuole deregolare» rimanendo disponibile a rivedere invece i tempi dei contenziosi. Il sindacato di Camusso non vuole rompere il tavolo ma nemmeno accettare una manomissione dell'articolo 18. In questo, incalzata anche ieri da Maurizio Landini leader della Fiom che ha chiesto ancora una volta di toglierlo dal tavolo del confronto. «Non è con i licenziamenti che si crea occupazione». Anche perchè, aggiunge Landini, «non è l'articolo 18 che blocca la possibilità di crescita». Chi invece sposa il modello tedesco è Federmeccanica secondo la quale l'articolo 18 «non deve essere tabù, uno scoglio contro cui infrangersi, una questione di principio che la rende più grande di quella che è». Federmeccanica accetterebbe solo di reintegrare i lavoratori in caso di licenziamenti discriminatori puntando, per il resto, all'indennizzo.v.l. ©RIPRODUZIONE RISERVATA