In cinquantamila contro Marchionne

di Paolo Carletti wROMA Punto primo: l'articolo 18, sbarramento contro i licenziamenti facili, non si tocca, al limite si può estendere. Secondo: il governo cancelli l'articolo 8 voluto da Sacconi e Berlusconi che permette di derogare dai contratti nazionali, fatto apposta per la Fiat. Terzo: lunedì c'è un importante tavolo di trattative, il Governo metta soldi sul tavolo per ridurre la precarietà e programmi un piano straordinari di investimenti industriali. Al segretario generale della Fiom Maurizio Landini non fa difetto la chiarezza. Sul palco di San Giovanni, davanti a 50mila tute blu, No-Tav, studenti, e tutti i partiti della sinistra (Pd a parte che non ha aderito con coda di polemiche), nel giorno dello sciopero di otto ore dei metalmeccanici, avverte il governo Monti che «così non va». La Fiom non ha digerito la riforma delle pensioni, vuole una riforma degli ammortizzatori sociali che protegga anche coloro che per accordi siglati nel 2011 rischiano di trovarsi senza alcuna copertura, invita il premier Monti a convocare Marchionne: «Il Governo si faccia garante di una trattativa vera, perché il signor Marchionne può anche non pagare le tasse in Italia, ma deve rispettare le leggi e la Costituzione come tutti». La piazza ribolle, applausi e sventolio di bandiere rosse Fiom, Prc, Sel, mischiate a tante bianche di Idv, e No Tav portate soprattutto da studenti. La stessa piazza che poco prima ha contestato il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere. «Buffone» gli urla qualcuno, tanti i fischi per la casa madre, accusata di aver abbandonato la Fiom nella sua battaglia con la Fiat. E fischi per il Pd, anche se dal palco poi parla Sandro Plano, presidente della Comunità montana Val di Susa e baluardo istituzionale dei No-Tav. Così come tra i primi ad arrivare in testa al corteo ci sono i senatori Pd Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi, c'è il segretario della federazione romana Marco Miccoli e il consigliere regionale della Lombardia Pippo Civati. E Landini si rivolge alla Cgil così: «Lo diciamo anche alla Cgil, se da lunedì non partirà una trattaiva seria e non ci saranno risposte la mobilitazione proseguirà anche fino allo sciopero generale. E se non avremo risposte andremo sotto i Palazzi per averle». Tra gli interventi quello del leader dei metalmeccanici greci, studenti, delegati della Breda Pistoia, Flores D'Arcais di Micromega che ha attaccato duramente il Pd inserendo anche Bersani in una lista di persone «con la faccia come il c...»). Al centro di tutto, la Fiat e Marchionne, «la svolta autoritaria nelle fabbriche dove non c'è più democrazia», quelle fabbriche «da dove siamo usciti dalla porta e da là rientreremo». Più volte vengono citati i delegati di Melfi reintegrati dai giudici dopo essere stati licenziati, presenti in piazza. E Landini ribadisce: «Da Fiat un attacco ai diritti dei lavoratori senza precedenti, sono stati disdettati tutti i contratti aziendali fatti dal '50. Alla Fiat le assemblee ora che non ci sono più le Rsu le faranno i dirigenti. Una logica autoritaria, la stessa che ha portato Fiat a escludere la Fiom dalle trattative. Al governo dico, le leggi le deve rispettare anche Marchionne» ha concluso Landini. In piazza Idv, Sel, Prc, tutta la sinistra, sposa le denunce della Fiom. Molti i commenti sull'assenza del Pd, un altro passaggio imbarazzante per Bersani. E appuntamento alla prossima settimana. La Fiom ha già espresso le sue convinzioni, e non pare disposta a fare passi indietro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA