In tremila per l'addio a Giorgia

di Paolo Fizzarotti wRIVANAZZANO TERME Una folla enorme, per un piccolo centro come Rivanazzano, ieri alle 15 si è stretta attorno a un feretro di legno chiaro coperto da un cuscino di fiori bianchi. E' stato il momento dell'addio a Giorgia Riccardi, la ragazza di 17 anni morta sabato pomeriggio in un tragico incidente stradale in cui sono rimasti gravemente feriti altri cinque suoi amici. La parrocchia di San Germano era gremita da almeno duemila persone tra parenti, amici, compagni di scuola della ragazza e semplici compaesani. Sul sagrato c'era un altro migliaio di persone, che non avevano trovato posto nella pur capiente chiesa : tutta gente venuta non solo dal paese ma anche dagli altri centri limitrofi, da Voghera a Varzi. Tra i presenti sono stati notati anche il sindaco di Varzi Gianfranco Alberti, il vicesindaco di Voghera Giuseppe Fiocchi e naturalmente il primo cittadino di Rivanazzano, Romano Ferrari. Sulla sinistra, rispetto al feretro trasportato dall'impresa Rossi, c'erano i ragazzi delle scuole, con la bandiera tricolore dell'istituto. Molte delle ragazze, probabilmente le sue amiche, avevano in mano una rosa bianca. Le molte corone e cuscini di fiori erano composte esclusivamente di bianco e di giallo chiaro. Su una scaletta, le foto di Giorgia sorridente. La messa è stata officiata dal parroco di Rivanazzano, don Lino Zucchi. Il sacerdote ha letto la storia della morte e resurrezione di Lazzaro, il più grande amico di Gesù, insistendo sulla frase ripetuta da Marta: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto. Ma ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». E Gesù rispose: «Tuo fratello risusciterà. Io sono la resurrezione e la vita e chiunque crede in me, anche se muore, non morrà in eterno».«Tu Gesù ci consoli e ci rafforzi nella Fede - ha detto don Lino nell'omelia - perchè senza la Fede questo pregare davanti alla bara della carissima Giorgia non avrebbe significato». Poi ha raccontato un sogno. «Camminavo sulla sabbia e ogni passo era un giorno della mia vita. Giunto alla fine del mio percorso ho guardato indietro e ho visto tutti i passi. C'erano due serie di impronte: quelle dei miei piedi e quelle di Gesù. In alcuni punti, però, le impronte diventavano quelle di una persona sola, ed erano i punti che corrispondevano ai giorni più difficili e tristi. Ho detto a Gesù: io ti ho amato e mi sono affidato a te. Perchè mi hai lasciato da solo nei momenti più difficili? E lui mi ha risposto: Non ti ho lasciato solo. Quando hai visto una sola serie di impronte è stato perchè ti avevo preso in braccio». Alla fine della funzione, gli amici di Giorgia hanno rilasciato in cielo tre gruppi di palloncini colorati a forma di cuore, che in pochi secondi sono spariti alla vista.