I MARIUOLI VENT'ANNI DOPO
di GIGI FURINI A vent'anni dall'inizio di Tangentopoli, a Milano non è cambiato proprio niente. Anzi, se possibile le cose sono anche peggiorate, se è vero che Bettino Craxi e i suoi "mariuoli" si facevano consegnare le tangenti in luoghi più discreti, mentre gli ultimi indagati prendevano le bustarelle nei loro uffici. Uffici pubblici, si intende. L'ufficio di Davide Boni è in cima al nuovo palazzo della Regione Lombardia. Dappertutto lo chiamano ancora Pirellone. Invece no. La Regione da qualche tempo ha traslocato. Ha mantenuto il grattacielo che era stato sede della Pirelli, davanti alla stazione Centrale, per gli uffici periferici, e invece ha trasferito la nuova sede a Palazzo Lombardia, mezzo chilometro più avanti e decine di milioni di euro spesi. Un nuovo grattacielo che oggi, 8 marzo, apre alle donne. «Potrete scattare foto mozzafiato», dice la pubblicità. Ma questo succede sulla grande terrazza panoramica. Sotto, invece, è tutto un far di conto. Resisterà la giunta Formigoni fino alla fine del suo mandato, nel 2015? Non solo. Ci si domanda se Formigoni non sapesse nulla dell'attività dei quattro membri dell'ufficio di presidenza che risultano indagati dalla magistratura. L'ufficio è fatto di cinque consiglieri. E' rimasto fuori solo Carlo Spreafico, ex sindacalista Cisl di Lecco. «Non siamo una succursale di Alcatraz», dice con un po' di amaro in bocca. Dei suoi quattro colleghi non vuole parlare: «Vado avanti con il mio lavoro». Le inchieste della magistratura chiariranno. I processi diranno se erano o no colpevoli, se hanno o no preso i soldi. Ma non ci sono soltanto questioni di denaro. Nicole Minetti è sotto processo per favoreggiamento della prostituzione, per aver reclutato ragazze da portare al "bunga bunga" nella villa di Berlusconi. Alle feste ci andava anche Giorgio Puricelli, ex massaggiatore del Milan, che il Cavaliere ha voluto in consiglio regionale. E' in carcere dal 17 gennaio scorso Massimo Ponzoni (anche lui dell'ufficio presidenza) arrestato per bancarotta per il fallimento della società Pellicano. E' appena uscita dal carcere Franco Nicoli Cristiani, boss del Pdl a Brescia, arrestato a novembre per tangenti (gli hanno trovato i soldi in casa, nascosti in un libro) relative allo smaltimento di rifiuti tossici. Era nell'ufficio di presidenza anche Filippo Penati (Pd), indagato per tangenti nell'inchiesta sulla riqualificazione delle aree Falck a Sesto San Giovanni (l'ex Stalingrado d'Italia, della quale era stato sindaco). A Como è sotto inchiesta il consigliere Pdl Gianluca Rinaldin. In alcune intercettazioni per varie inchieste sulla n'drangheta sono spuntati i nomi di Stefano Maullu, Massimo Buscemi, Alessandro Colucci, Domenico Zambetti (tutti del Pdl) e di Angelo Ciocca (della Lega). Non sono indagati, ma sono nell'occhio di polizia e carabinieri che indagano su appalti, lavori fatti e no, voti dati e promessi. A Bergamo c'è sotto inchiesta l'assessore Daniele Belotti (Lega), noto ultras dell'Atalanta (l'estate scorsa avevano organizzato cortei, e tirato qualche bomba carta, contro una decisione della giustizia sportiva). A Brescia ci sono guai giudiziari per Monica Rizzi (Lega), che avrebbe messo in giro dossier per danneggiare altri candidati e favorire l'elezione in consiglio di Renzo Bossi "il Trota". Fra gli ex, da ricordare Piergianni Prosperini, arrestato (dicembre 2009) mentre era in diretta con una tv locale. E Prosperini è finito ancora nei guai (luglio 2011) per appalti tangenti sulla costruzione di stand alla Borsa del Turismo. Se a questo scenario aggiungiamo le vicende che hanno portato soldi della Regione ad aiutare don Verzè e l'ospedale San Raffaele (con oltre un miliardo di buco in bilancio), ecco il quadro si completa. Chi è seduto al Pirellone (o a Palazzo Lombardia) non vuole parlare di dimissioni perché sono in arrivo 10 miliardi per l'Expò 2015, un torta fa senz'altro gola, ma il fuoco cova sotto la cenere. E Boni? «Chiarirò», dice. Di lui si ricorda la disposizione che ha imposto l'obbligo della giacca («ci vuole un abbigliamento consono») e il rifiuto a partecipare al minuto di silenzio per commemorare Oscar Luigi Scalfaro. «Non siamo obbligati, possiamo restare seduti», erano state le sue parole. ©RIPRODUZIONE RISERVATA