San Matteo, spese da tagliare del 15%
I tempi di trasferimento al Dea (nella foto) si allungano. Sembra che prima dell'autunno non se ne parli. E se le cliniche che traslocheranno cercheranno di rattoppare le lacune strutturali e le magagne che quotidianamente emergono dai vecchi padiglioni degli anni Trenta, la crisi va a incidenre soprattutto su quelle unità che invece rimarranno al loro posto. E per le quali si sono assottigliate anche le risorse per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Il direttore amministrativo, alle prese in questi giorni con il bilancio (l'ultimo approvato dalla Regione, nel 2010, era di circa 340mila euro), rassicura: «E' garantita la possibilità di autofinanziare investimenti per una percentuale uguale all'1,5 del valore delle entrate. Noi potremo spendere 4milioni e 5600mila euro in manutenzione». Il risparmio dovrà riguardare anche le spese per il personale. Ed è atteso il pronunciamento della Corte dei Conti sull'incarico che la direzione generale avrebbe voluto assegnare a un esperto per la gestione del trasloco al Dea. Un incarico da 150mila euro. di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Giro di vite sulle spese ospedaliere e nuovi ticket. La crisi tocca pesantemente la sanità lombarda e mette le mani nelle tasche dei cittadini. La Regione si è vista ridurre dell'8% il budget di quest'anno (che è di 17 miliardi e 450 milioni di euro) e a sua volta invita gli ospedali a tagliare le spese, snellire i bilanci, ridurre gli sprechi. Un diktat più che un invito che, da qualche settimana, i vertici del San Matteo ripetono ai direttori dei dipartimenti che hanno il compito non facile di far quadrare i numeri delle unità che coordinano. I tagli sulle spese oscillano tra il 15 e il 19%. Dagli esami diagnostici non strettamente necessari alla durata della degenza, considerando che un posto letto può costare tra i 600 e i 900 euro al giorno (drg) a seconda della gravità della patologia. E in alcuni reparti il rimborso non è a giornata ma proprio a patologia (ognuna con un'indicazione standard di durata, se si sfora si va in perdita). La richiesta pressante è di razionalizzare. E anche se il direttore sanitario Pasquale Pellino in tutti gli incontri svolti finora ha rassicurato che non ci saranno ripercussioni sulla qualità dell'assistenza, qualche malumore serpeggia tra i camici bianchi. C'è chi teme di dover fare i conti più spiccioli stringendo la cinghia anche sugli strumenti di lavoro e sul materiale di consumo. «Bisognerà capire in cosa consistono esattamente i tagli – spiegano Claudio Lisi e Gianluca Viarengo, dell'Anao, una delle rappresentanze sindacali della dirigenza medica –. Non è un problema solo locale ma regionale. Noi vogliamo garanzie che vengano mantenuti i livelli essenziali di assistenza». I lavori sulla definizione dei budget e l'analisi degli obiettivi raggiunti, struttura per struttura, è ancora in corso. Sfilano in questi giorni direttori e primari, ciascuno con il faldone di carte e fascicoli su spese, progetti, attività. Numeri dell'assistenza che in un irccs come il San Matteo corrispondono a livelli qualitativi di eccellenza. Da mantenere. «Siamo un centro di riferimento nazionale per molte patologie e questo ci offre la possibilità di integrare le risorse – dice Pellino –. A giugno, a metà percorso rifaremo una valutaizone generale». E' chiaro, ribdisce, che alcune voci non si toccano: ad esempio i farmaci ad alta specializzazione (per i quali c'è addirittura una lista speciale) impiegati per la cura di patologie oncologiche o ematologiche. E non sarà toccata neppure l'attività robotica , per via della la sua alta potenzialità. «Stiamo definendo dei protocolli per garantire la qualità dell'assistenza – spiega Pellino – e al tempo stesso l'appropriatezza delle cure e degli strumenti usati». I direttori sono consapevoli che si dovrà fare finanza creativa. «C'è crisi e come in ogni famiglia bisogna vedere dove si può risparmiare garantendo comunque i pazienti – riflette il direttore del dipartimento Emergenza urgenza, Paolo Dionigi –. Eviteremo gli sprechi, a cominciare dal tavolo operatorio. Ma lo stiamo facendo già da tempo. Si dovrà studiare la soluzione più adatta al malato e al contempo la meno costosa».