«A volte la scienza è costretta a fermarsi»
PAVIA Prodigi, o solo eventi che le attuali conoscenze non sono in grado di spiegare? «Diciamo che ci sono dei casi che obbligano la scienza a fare un passo indietro», dice il cardiochirurgo Mario Botta, medico al Niguarda e per 28 anni all'ospedale Sacco di Milano, ma anche componente del Bureau di Lourdes che si è occupato del caso di Danila Castelli. Dottor Botta, in che senso la guarigione di Danila Castelli non ha spiegazioni? «Premetto che sono stato relatore al Bureau nella seduta ufficiale, dove si doveva prendere una decisione sul caso. Ebbene, in quella seduta la guarigione della donna di Bereguardo fu ritenuta "inspiegabile" da cento medici, con un solo astenuto. Consideri che per avere questa classificazione è sufficiente avere i due terzi dei voti a favore. In quel caso c'è stata di fatto l'unanimità. Tutti i medici si sono pronunciati dicendo che quella guarigione non ha nessuna spiegazione scientifica». Può essere più preciso? «Il quadro clinico era grave. C'erano parangliomi, cioè tumori diffusi, che scatenavano crisi ipertensive terribili. La donna è stata sottoposta a diversi interventi chirurgici, per rimuovere queste formazioni endocrine responsabili di vari disturbi. Operazioni molto invasive. La qualità della vita era compromessa. Quando lei andò a Lourdes, con suo marito, nel viaggio del 1989 non riusciva neppure a stare seduta in macchina ed ebbe anche una crisi durante il viaggio. Per i medici e la comunità scientifica non c'era nulla da fare». A Lourdes avviene, dunque, qualcosa di straordinario.. «Questo è certo, perché al ritorno Danila Castelli non aveva più nulla. Non ha avuto più una crisi, dopo quel viaggio, e non ha più preso farmaci. Ha avuti altri problemi, ma non legati a quella patologia, che era di fatto sparita». Di fronte a questi fatti la scienza si ferma. Però sono proprio i medici a dare il loro parere su questi "prodigi", non la Chiesa. Perché? «In realtà non si parla di miracoli. La scienza , in questi casi, arriva solo a dire che quella guarigione non ha alcuna spiegazione medica. Poi il dossier passa alla Chiesa. Il vescovo forma una commissione canonica ed è l'unica persona titolata esprimersi in termini di miracolo». (m. fio.)