Vecchioni: uno sguardo pieno di umanità

di Melisanda Massei Gli anni dell'eccellenza della canzone di autore li hanno visti a lungo vicini, ma anche quando le loro strade si sono divise Roberto Vecchioni e Lucio Dalla sono rimasti uniti da un filo rosso importante: lo sguardo colmo di umanità sul mondo e sulle cose, la parola come ricerca del cuore dell'uomo, la comunicazione come valore sincero e prioritario. Possiamo parlare di Lucio Dalla come dell'artista che ha saputo coniugare fino all'eccellenza canzone popolare e canzone d'autore? Lucio ha realmente tentato quella strada, quella che io stesso ho tentato di seguire lo scorso anno a Sanremo. Ma lui era avanti a tutti e inoltre aveva una preparazione musicale molto superiore alla semplicità dei suoi motivi, che erano così, volutamente. Soprattutto aveva una straordinaria umiltà nell'imparare: all'inizio non era paroliere, non era poeta, ma ha imparato tutto da Roversi, dalla Pallottino, da De Gregori stesso. Ha sempre tenuto ad arrivare immediatamente al cuore, di non complicare eccessivamente il pensiero. Ci sono stati momenti, come "Anidride solforosa" o "Come è profondo il mare", in cui il suo discorso era alto. Dopo ha cercato sempre di mediare. Quale eredità lascia? Ci sono già persone che hanno capito molto di Lucio, qualcuno non assomigliandogli per niente o poco. Samuele Bersani, Ron, che ha imparato tanto quanto ha dato. Lo stesso Tiziano Ferro, pur essendo un cantautore forse più per giovani, ma molto bravo nell'arrivare dritto al centro delle questioni. Una scuola importante. Forse tra trent'anni sarà possibile tentare una classifica, e sono certo che Dalla sarà tra i primi cinque, perché si contano sulle dita della mano quelli che hanno innovato. I pur bravi, ma che comunque sono stati sulla scia, non ci saranno. Vi eravate conosciuti negli anni Settanta? Allora ci vedevamo moltissimo, poi ci siamo persi e avevamo finito per vederci una volta all'anno. Ed era sempre come la prima volta, è questo il bello, non tanto dell'amicizia (perché non posso dire che fossimo strettamente amici), ma dell'affinità elettiva. Ci sentivamo simili, trascinati da un sogno di affettività totale: spiegare l'animo dell'uomo, che l'uomo è buono e anche giustificabile nelle sue azioni. Un tema che in modi diversi hanno trattato prima il grandissimo De André, poi Lucio e poi il misero Vecchioni. Una volta avete anche lavorato insieme all'interno di un suo disco, "Montecristo". Lui ha suonato il sax in quel mio disco: eravamo insieme a registrare allo Stone Castle di Carimate. Eravamo in due sale attigue. Tanto è vero che allora io scrissi una canzone che si intitolava "L'anno che è venuto", in risposta alla sua "L'anno che verrà". E lui disse: "La mia è molto più bella. Però ti farai...". ©RIPRODUZIONE RISERVATA