Ticket, operazione trasparenza solo a metà
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Una mammografia costa al sistema sanitario 44,87 euro ma con le gabelle di ticket e superticket nazionale la paziente finisce per pagarne 48,3. Una prima visita specialistica costa 22,50 euro il cittadino però ne sborsa 28,5. Il "ticket trasparente" - che ha fatto il suo debutto ieri in Lombardia - queste cose però non le racconta fa notare Giuseppe Villani del Pd in Regione. Per le prestazioni sotto i 50 euro, che rappresentano il 75% del totale, non viene rilasciata alcuna comunicazione. L'operazione trasparenza, voluta dall'assessorato alla Sanità della Regione Lombardia, si applica solo per alcune prestazioni: ad esempio cataratta, tunnel carpale, artroscopie, alcuni esami diagnostici complessi. Ma anche al termine del periodo di ricovero in ospedale. Le prestazioni più costose. In questo caso il cittadino viene informato del valore complessivo della visita o dell'esame. Sportello del Cup, piazzale Golgi, primo giorno del ticket trasparente: insieme alla registrazione dell'esame e al modulo per il pagamento il paziente riceve anche un foglio che gli spiega nel dettaglio il valore delle prestazioni che sta per ricevere. Un esempio: per un esame diagnostico la quota ticket sarebbe stata di 36 euro, a cui si aggiunge la quota fissa per ricetta di 30. Il paziente sborsa 66 euro ma nel foglio che gli viene rilasciato potrà scoprire che quell'esame costa di fatto al sistema sanitario 879 euro. «Non so quanto sia giusto farlo sapere – commenta una signora in coda al Cup –. Penso a un malato oncologico che ha già molti pensieri. Sapere anche che grava sulla collettività con ricoveri lunghi e costosi potrebbe essere spiacevole». «Giusto invece – dice un pensionato che non può conoscere il suo "costo" perché esente –. Bisogna responsabilizzare le persone che a volte ricorrono agli esami anche quando non serve. Poi la ricaduta è su tutti. Se si risparmia si riesce magari a trovare i soldi per chi ha più bisogno». Ieri anche al San Matteo la direzione ha riunito i medici per spiegare loro gli effetti di questa novità. Nei giorni scorsi l'assessore regionale Luciano Bresciani aveva difeso «l'operazione di trasparenza e informazione. Avere consapevolezza dei costi pubblici è sapere ciò che lo Stato, ossia tutti noi, spendiamo per curarci. Tutti i cittadini, dai malati ai medici, devono responsabilizzarsi». Agli sportelli dei cup gli operatori ricordano ai cittadini che il medico di famiglia o lo specialista possono indicare sull'impegnativa fino a 8 prestazioni. Quindi, quando si può, meglio fare un'impegnativa con più prescrizioni: fa risparmiare il paziente che altrimenti paga una quota fissa per ricetta di 30 euro. m.piccaluga@laprovinciapavese.it