«Il governo tecnico potrebbe ripensarci»

di Milena Vercellino wTORINO Governo ci ripensi: è la richiesta presentata ieri dal presidente della comunità montana della Val Susa e dai sindaci dei comuni della valle in un incontro con il prefetto di Torino. Tra di loro c'era Nilo Durbiano, sindaco valsusino dissidente del Comune di Venaus. Sindaco, con il nuovo governo potrebbe cambiare qualcosa nelle possibilità di confronto sulla Tav? «Oggi noi sindaci abbiamo chiesto al prefetto di parlare con il Governo. Speriamo che un Governo tecnico, meno invischiato con le lobby, abbia più libertà di prendere decisioni. Tanto più che nella contingenza attuale viene detto no al ponte sullo Stretto, alle Olimpiadi, e viene detto di no ad un'intera generazione di giovani che stentano ad entrare nel mondo del lavoro, quando per la Tav i costi di gestione sono elevatissimi». Negli ultimi giorni c'è stato in valle un crescendo di tensione. Abbiamo chiesto di incontrare il prefetto per manifestare la nostra grande proccupazione riguardo all'ordine pubblico. C'è un clima pesantissimo, vogliamo che si agisca prima che accada il peggio - e lunedì ci siamo andati vicini. C'è un bisogno di assunzione di responsabilità da parte di tutti. Il fatto - da parte delle istituzioni, Governo e Regione - di aver esautorato i sindaci negli ultimi due anni ha esasperato i cittadini. L'assenza di confronto con le istituzioni del territorio e la presenza dei poliziotti ha portato ad un peggioramento della situazione. Bisogna gettare acqua sul fuoco, non benzina. Vogliamo che la gente manifesti in modo non violento. Quali sono le pricipali motivazioni che opponete alla Tav? Da anni confutiamo i dati dei progettisti sul senso di quest'opera. Attualmente, la linea trasporto merci avrebbe una capacità di 20 milioni di tonnellate l'anno, ma lo scorso anno sono passate solo due milioni e 600mila tonnellate. Inoltre, il progetto era stato fatto in base a previsioni del 1990 che prevedevano una crescita del Pil pari al 2% l'anno, mentre negli ultimi anni l'aumento è stato molto inferiore. Si prevedeva la saturazione della linea nel 2020, ma questo non accadrà: la linea attuale è più che sufficiente. C'è poi il problema delle falde acquifere che verrebbero intaccate dagli scavi. Inoltre, visto che il primo tratto del tunnel viene scavato su rocce amiantifere, ci sarà un forte aumento delle malattie respiratorie nella zona. I lavori non porterebbero vantaggi occupazionali al territorio? A dicembre, alla mia domanda Lft ha risposto che la punta massima di occupazione sarà di 93 persone, di cui 20 dal territorio: pochissime. E i costi di gestione saranno elevatissimi, mentre nel mio Comune le scuole non sono a norma per le misure antisismiche e nessuno mi ha dato un soldo» ©RIPRODUZIONE RISERVATA.