Pavia, le multe non servono a fare cassa ma a punire gli automobilisti indisciplinati

Caro direttore, a seguito di articoli pubblicati in questi giorni che potrebbero fornire una lettura fuorviante del contenuto di una nota di servizio trasmessa agli agenti di polizia locale di Pavia, vorrei precisare che mai ho ricevuto dall'Amministrazione l'indirizzo di "fare cassa" attraverso lo strumento delle multe. Gli unici solleciti, in termini repressivi, sono stati solo per chi si rende responsabile dell'abbandono incontrollato di rifiuti e di chi imbratta muri di edifici. Nel corso dell'anno 2011 la polizia locale ha rilevato 781 sinistri stradali contro i 682 e i 674 incidenti rilevati rispettivamente negli anni 2009 e 2010. Di tali incidenti, nel 2011 ben 472 hanno causato feriti, a fronte dei 383 e 340 incidenti cruenti registrati nel corso dei due anni precedenti. Nello stesso periodo è sensibilmente diminuito il numero di sanzioni per specifiche condotte che, come riconosciuto da tutti gli studi di settore, mettono a repentaglio la sicurezza degli utenti della strada, quale il mancato uso delle cinture di sicurezza e l'utilizzo dei telefoni cellulari durante la guida, l'eccessiva velocità, eccetera. Per questi motivi il comando di polizia locale continua a ritenere necessario un incremento dei controlli per prevenire e reprimere i comportamenti alla base degli incidenti, mentre la previsione di maggiori introiti per l'anno in corso è connessa esclusivamente all'avvenuta installazione di due rilevatori di velocità (fortemente voluta dai residenti) lungo la Sp 35 in località Cassinino e dalla prossima attivazione di quattro nuovi impianti per il controllo degli accessi nella Ztl. Analogo discorso vale per la disposizione impartita riguardo al gran numero di veicoli lasciati in sosta lungo marciapiedi, piste ciclabili, passaggi pedonali, fermate bus e spazi di sosta riservati agli invalidi mettendo a grave rischio l'incolumità della cosiddetta "utenza debole". Di fronte a una tale situazione di malcostume, la polizia locale non può che intensificare i controlli e, conseguentemente, l'azione repressiva. Ciò non significa affatto che si voglia perseguire il fine di aumentare gli introiti comunali, perché lo scopo fondamentale resta quello di ristabilire condizioni pur minime di rispetto delle regole. Resta comunque il fatto che le sollecitazioni e le richieste di intervento per contrastare questo tipo di infrazioni giungono a centinaia e che per la polizia locale costituisce addirittura motivo di orgoglio ogni intervento effettuato a tutela dei diritti delle categorie più vulnerabili. Quanto alla presunta valutazione del personale legata al numero di sanzioni elevate - certamente non sono state introdotte griglie di valutazione con attribuzione di punteggi sulla base di un simile elemento -, si può però affermare senza tema di smentita che la capacità di fornire adeguate risposte alle istanze dei cittadini passa anche attraverso l'attaccamento al dovere di ogni singolo operatore di polizia locale e quest'ultimo si manifesta anche nel perseguire condotte pericolose o comunque pregiudizievoli per le utenze deboli. Non si può certamente prescindere da questi aspetti nella valutazione di ogni singolo operatore, senza che ciò in nessun caso voglia significare che gli agenti sono obbligati ad elevare un numero stabilito di sanzioni. Solo è motivo di rammarico il fatto che l'articolo pubblicato non contenga il benché minimo cenno alle campagne di sensibilizzazione indicate nella disposizione in questione, tutte volte all'aumento della sicurezza degli anziani, a una maggiore conoscenza delle tematiche della sicurezza stradale da parte della popolazione studentesca e al contrasto dell'uso di alcool e di sostanze stupefacenti durante la guida mediante mirate campagne. * comandante della Polizia locale di Pavia