Nicchi: «Buffon cattivo esempio»

ROMA Un gol fantasma e una parola di troppo: il gol è quello di Muntari in Milan-Juve che l'arbitro non ha visto, la parola di troppo è quella del portiere bianconero (e della nazionale) Gigi Buffon. «Anche se l'avessi visto, all'arbitro non l'avrei detto...». Apriti cielo. «Le sue parole non sono un buon esempio», attacca il presidente degli arbirtri Nicchi. E Buffon non si tira indietro: «Polemica avvilente. Ridirei la stessa cosa». Il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete è durissimo: «Milan-Juventus non è stato uno spot a favore del calcio e del fairplay per come è nata, maturata e per quanto è accaduto dopo. Che cosa chiedo? Ai giocatori, ai tecnici e ai dirigenti di avere senso della misura, buonsenso e atteggiamenti responsabili. Alla Lega, che si riunirà il 2 marzo, chiedo di fare una riflessione a 360 gradi sulle situazioni comportamentali, in modo che tutti ne siano consapevoli. Agli arbitri e agli assistenti chiedo di non commettere errori come quelli di sabato sera, errori importanti che pesano su una partita importante. E comunque non era una finale di Champions o di Coppa del mondo, visto che il campionato è ancora lungo». Per l'ammissione fin troppo schietta, però, Buffon non corre il rischio di essere escluso dalla rosa dei convocati per gli Europei nel giorno in cui il ct Prandelli tuona: «Per chi sgarra, niente Europei». «Mai pensato di togliergli la fascia di capitano - frena Prandelli -. Non ha bisogno di difesa. In partita o subito dopo sei ancora sotto stress, non si può pretendere una cosa del genere da un calciatore. A mente fredda, poi...». Eppure, a freddo, Buffon ha ribadito ieri la sua linea creando qualche imbarazzo allo staff azzurro. «Ma no - glissa Prandelli - sono certo che Gigi si riferisse alla situazione a caldo. E se no, magari, dovrò parlare con lui. E lui non avrà problemi a correggersi se è il caso. Tutti lo conosciamo come giocatore leale, ma l'ipocrisia è un gioco sottile: non credo si possa chiedere a un giocatore di fare una cosa del genere nella finale Mondiale». Anche il ct rossonero Massimiliano Allegri cerca di abbassare i toni: «Dispiace per quegli episodi che sono successi in campo, ma sono cose che nel calcio capìtano, e quindi bisogna affrontarle con maggiore serenità. E' normale che dopo una partita del genere ci sia stata un po' di rabbia». Intanto mancano 21 giorni (è stata anticipata al 20 marzo) alla sfida tra le due squadre per la semifinale di ritorno di Coppa Italia: a quella data, se non ci saranno nuovi, corrosivi episodi a dividere i due club, è previsto che vada a segno la missione diplomatica di un riavvicinamento, almeno formale, tra le parti. La polemica, però, si riaccende sul ruolo del quarto uomo: «Non serve più a niente – taglia corto il presidente degli arbitri Nicchi –. Uno come Rizzoli deve rimanere a tenere calme le panchine e invece poteva dare una mano all'arbitro. Tenere un arbitro a controllare che uno non entri in campo è superfluo, il quarto uomo così come ora è sprecato». Quanto ai fatti di sabato sera tra Milan e Juve, Nicchi ribadisce che gli errori ci sono stati. «Gli arbitri sono al loro posto e continuano a lavorare per fare bene già al prossimo turno - sottolinea il presidente dell'Aia –. Sono da me protetti, ma sanno che sono soggetti a queste tensioni. Sabato a Milano abbiamo garantito il massimo con gli arbitri numero uno e due e gli assistenti migliori: è stata una gara in cui il dio del calcio non ci ha dato una mano, Tagliavento ha sbagliato l'approccio, l'atteggiamento, è arrivato alla gara in modo sbagliato, anche per via delle grandi tensioni della settimana. Non è stato solo fuorviato dal gol che era entrato, quella cosa la poteva vedere anche da solo. Invece che carichi gli arbitri sono arrivati scarichi alla partita più importante». Con Romagnoli, l'assistente che ha sbagliato sia sul gol fantasma che sulla rete di Matri annullandolo per un fuorigioco inesistente, Nicchi dice che «ho evitato di parlare con lui, voglio che riacquisti serenità».