«Sventato attacco a corteo Putin»
MOSCA Vladimir Putin nel mirino dei terroristi ceceni, a una settimana dal voto presidenziale che dovrebbe riportarlo al Cremlino. Un complotto internazionale per ucciderlo subito dopo l'insediamento, sventato dai servizi segreti russi in collaborazione con quelli ucraini. L'annuncio sensazionale è stato dato ieri sul primo canale della tv di stato russa. Ma la storia risalirebbe a un mese fa, forse più: le date divergono. Tre i presunti attentatori, due ceceni e un cittadino kazako, che avevano come covo un appartamento a Odessa sul Mar Nero, in Ucraina. Il complotto sarebbe stato scoperto con la morte di uno dei tre, Ruslan Madaiev, in un'esplosione accidentale nell'abitazione il 4 gennaio. Scoperto l'esplosivo,il 4 febbraio vengono arrestati il presunto capobanda, Adam Osmaiev, 31 anni, e il complice Ilya Pianzin che rilasciano una video confessione: l'obiettivo era colpire il corteo del premier sulla strada dalla sua residenza al Cremlino con mine azionate a distanza (non proprio nello «stile ceceno»). L'esplosivo nascosto nei paraggi del grande viale fin dal 2007 sarebbe stato trovato dai servizi. Il mandante? Sarebbe Doku Umarov, il sedicente Emiro che guida i ribelli del Caucaso. Un intrigo dal tempismo sospetto, tanto da far pensare a una operazione di «pr» alla vigilia del voto. «È la verità», conferma invece il portavoce di Putin, Dmitri Peskov che definisce ogni insinuazione «sacrilegio». Nessuna reazione dai ribelli caucasici. Ma proprio Umarov all'inizio di febbraio aveva annunciato uno stop agli attentati.