«Con l'Imu le nostre scuole falliscono»
di Giuseppe Centore wROMA Il giorno dopo la presentazione dell'emendamento del governo sull'Imu, non si sono fatte attendere le repliche del mondo cattolico, e di autorevoli esponenti politici sua espressione, che chiedono un cambiamento radicale della norma. La scelta dell'esecutivo, che prevede il pagamento dell'Imu anche per la Chiesa, così come è scritta, obbliga al pagamento anche gli istituti scolastici gestiti da religiosi e tutte le attività che producono reddito: alberghi, residence, ospizi e ospedali. Nel testo si fa riferimento all'esenzione dell'Imu solo per «le parti di immobili che non svolgono attività commerciale» e se non è possibile determinare la frazione di attività, si rimanda a un successivo decreto, da emanarsi entro 60 giorni, che troverà i criteri per definire la proporzione tra commerciale e non commerciale. Questa scrittura del provvedimento non è piaciuta all'Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, che pur evitando i toni polemici, si è posto nei suoi tre pezzi dedicati al tema domande retoriche: «Il governo ha chiarito tutto?». «D'ora in poi scuole, ospedali e case per ferie degli enti no-profit pagheranno l'Ici? È auspicabile che il relatore faccia chiarezza quando dovrà illustrare l'emendamento». «Un'area di grande valore sociale rischia di essere risucchiata nei confini del pagamento, con gravi conseguenze per gli utenti», rileva il vaticanista del quotidiano, Mimmo Muolo. Alla prudente precisazione dell'Avvenire (che si somma alla totale assenza di commenti da parte dell'Osservatore Romano) fanno da contraltare gli interventi degli esponenti del Pdl, Gasparri e Lupi, e dell'Udc, Casini, uniti nel chiedere l'esenzione per enti assistenziali e scuole. «Stiamo parlando – afferma Casini – di coloro che alleviano le ferite aperte nella società italiana, delle scuole, di un servizio straordinario che c'è nei piccoli centri, di scuole che tengono i nostri bambini. Questi devono essere esentati dalla tassazione perchè svolgono un servizio di supplenza rispetto alla latitanza nel pubblico». E sempre ieri il cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, intervenendo in Campidoglio alla presentazione di un libro sul contributo degli istituti religiosi al welfare italiano, ha ribadito che «22mila religiosi e 80mila religiose lavorano per la promozione e il riconoscimento della dignità di ogni uomo. Un'opera - ha sottolineato - che racconta le origini del welfare italiano, del suo sorgere dal basso come risposta generosa alle necessità degli ultimi». Più netto invece l'intervento di Don Alberto Lorenzelli, tra i vertici dei Salesiani italiani: «Così rischiamo la chiusura: se l'Imu applicato ai beni della Chiesa dovesse comprendere anche gli istituti scolastici, le scuole pubbliche non statali fallirebbero». L'Imu può aggravare una situazione già «drammatica, in cui a rimetterci sarebbero soprattutto «alunni che perderebbero opportunità didattiche» e «docenti e operatori laici che perderebbero il lavoro. Noi non lavoriamo per i ricchi, ma per quelli che hanno di meno – sottolinea il sacerdote – non ci dovrebbe essere tassazione all'interno delle nostre scuole e dovrebbe essere applicata la legge 62 sulla parità scolastica. Mi auguro che l'Imu riguardi solo gli spazi in cui ci sono vere realtà commerciali». Sempre secondo i Salesiani il pagamento contrasterebbe con Costituzione e diverse leggi. Di diverso avviso altri deputati del Pdl e del Pd, che ritengono sufficiente la divisione tra attività comunque commerciali da cui si traggono benefici e altre invece esenti. Il governo ritiene che non ci sia tensione in Senato sul tema, «ma – ha detto il sottosegretario Improta – vi presteremo la massima attenzione». Il Pd cerca di smorzare le polemiche, mentre sul tema non nutre dubbi don Paolo Farinella, sacerdote di Genova sempre critico verso la Cei. «E' immorale non pagare l'Ici. Noi lo abbiamo sempre fatto». ©RIPRODUZIONE RISERVATA