«Ex Neca, l'acqua è ancora inquinata»
di Fabrizio Merli w PAVIA «La bonifica dell'area ex Neca è conclusa per quanto riguarda i terreni, ma non ancora per l'acqua della falda». A spiegarlo, ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, è stata Angela Alberici, direttore del dipartimento di Pavia dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente. La conferma ufficiale, dunque, che la bonifica della grande area sulla quale dovrà essere realizzato il progetto disegnato da Massimiliano Fuksas non è ancora terminata. «L'area della ex Neca – ha spiegato la dirigente – è oggetto di un accordo di programma per l'edificazione dopo la bonifica». In quel punto, infatti, per decenni è stata attiva una fonderia che produceva radiatori in ghisa. «La bonifica – ha aggiunto Angela Alberici – è conclusa per quanto riguarda i terreni, anche se non è ancora stata emessa la certificazione che attesti la regolarità dell'intervento da parte dell'amministrazione provinciale. Non è ancora terminata, invece, la bonifica delle acque». Questo significa che la falda, in occasione delle ultime analisi, ha presentato livelli di sostanze inquinanti superiori alla soglia prevista dalla legge. La circostanza era emersa anche in occasione di una delle ultime conferenze di valutazione, effettuata lo scorso dicembre alla Sede territoriale della Regione Lombardia. E sarebbe anche stata oggetto di un rapporto da parte del servizio ecologia del Comune di Pavia. Il dato, tuttavia, è oggetto di indagine per comprendere quale sia l'origine degli inquinanti in falda. La spiegazione è duplice: le sostanze potrebbero essere filtrate attraverso il terreno, sino a raggiungere l'acqua, oppure potrebbero essere state portate dal corso del Navigliaccio, che passa a fianco dell'area e che, negli anni passati, veniva utilizzato dalla ex riseria. La distinzione ha anche un significato finanziario non indifferente. Se gli inquinanti fossero indipendenti dal corso del Navigliaccio, infatti, la responsabilità di un ulteriore e più complesso intervento di bonifica ricadrebbe sull'operatore che sta lavorando. Aldo Poli, presidente della Fondazione Banca del Monte, ha detto nei giorni scorsi che sino ad ora i lavori di bonifica sono costati quasi 12 milioni di euro. E questo comporterebbe anche il rischio di un ritardo sulla tabella di marcia per la società Acqua Pia Marcia, del costruttore romano Francesco Bellavista Caltagirone, che sul terreno intende realizzare opere per circa 170 milioni di euro. Sulla vicenda della ex Neca, tra l'altro, vi è anche l'interessamento da parte del Corpo forestale dello Stato che in due occasioni si è recato all'ufficio urbanistica del Comune per accedere alla documentazione relativa ai lavori di bonifica. ©RIPRODUZIONE RISERVATA