La Mandragola, com'è attuale questa satira sugli italiani corrotti

STRADELLA Sarà Niccolò Machiavelli, con la sua celebre opera "La Mandragola", il protagonista della scena al Teatro Sociale, domani e venerdì sera alle 21. Qui proposta nella versione diretta da Claudio Beccari - con Marco Balbi (Nicia), Francesca Debri (Lucrezia), Alberto Faregna (Sirio), Alberto Giusta (Callimaco), Cinzia Massironi (Sostrata), Claudio Moneta (Ligurio), Gianni Quillico (fra Timoteo) - la commedia fu pubblicata nel 1524, ed è una potente e quanto mai attuale satira sulla corruttibilità della società italiana dell'epoca, che racconta le avventure di un "amante meschino", di un "dottor poco astuto" e di un "frate malvissuto", con cupo umorismo e situazioni vivaci, che rispettano appieno le tre unità aristoteliche: luogo, tempo e azione. Incentrata sulla beffa giocata a Nicia e sulla sua ansia di avere un erede, la vicenda di "La Mandragola" si svolge nella Firenze del primo '500 e prende spunto dall'innamoramento di Callimaco nei confronti di Lucrezia, moglie dello sciocco dottore in legge, messer Nicia. Con l'aiuto dell'astuto Ligurio, Callimaco, in veste di famoso medico, riesce a convincere messer Nicia che l'unico modo per avere figli sia di somministrare a sua moglie una pozione di mandragola (da qui il titolo della commedia), ma il primo che avrà rapporti con lei morirà. Ligurio trova presto una geniale soluzione: a morire potrà essere un semplice garzone che, naturalmente, dovrà avere un rapporto sessuale con la bella Lucrezia. «La mia messinscena – dice il regista - si concentra particolarmente sulla figura di Ligurio, disincantato traffichino. E' proprio lui il motore dell'azione, il burattinaio che orchestra e mette in luce tutta la bruttezza di Nicia». Ed è sempre Ligurio il personaggio che si muove con maggior disinvoltura nella scenografia di Guido Buganza, che ha riprodotto tre dipinti del Bronzino, di Paolo Uccello e di Raffaello. All'inizio dello spettacolo, Ligurio ne sta ritoccando uno, ovvero appronta lo spazio scenico in cui indurrà all'azione gli altri personaggi. «Interessante è anche la trasformazione operata sulla figura tipica del "parassito", qui impersonato da Ligurio – continua Beccari - che non sembra mosso dal bisogno e dall'interesse personale, quanto dal piacere intellettuale, dal gusto della burla, quasi che, attraverso di lui, Machiavelli volesse spingere i personaggi sempre più in là nella perversa traiettoria che li porta a ragionare solo sulla base dell'egoismo. Se pensiamo alla Firenze del ‘500, immaginiamo un ambiente di grande ricchezza e vitalità culturale e artistica, eppure Machiavelli, sembra dirci che dietro tutto questo c'è un mondo corrotto, deteriorato». Informazioni e prenotazioni biglietti - da 27 a 12 euro - domani, dalle 14 alle 20, al numero 333.1988689.