Mortara, Pdl in tensione Bellaviti: non commento

MORTARA «Ho seguito questa la vicenda di Mortara giorno per giorno, ma come coordinatore uscente del Pdl provinciale preferisco non pronunciarmi». Marco Bellaviti, referente ufficiale del movimento di Berlusconi, non si sbilancia. «Questo sarà il primo impegno del nuovo coordinamento provinciale, siamo in attesa di una definizione post congressuale, al di là delle scelte dei singoli». La scadenza del congresso provinciale è vicina, che sarà celebrata il 4 marzo: tra 10 giorni si saprà quindi ufficialmente cosa accadrà all'area del centro destra, che a Mortara, in particolare, ha subìto nei mesi scorsi diversi rivolgimenti e capovolgimenti di fronte, fino ad annunciare una possibile partecipazione a una lista civica che comprende tutta l'area moderata, a partire dal Pd, e coinvolgendo anche la lista che fa capo a Vittorio Poma. Bellaviti definisce la situazione della città lomellina «la questione di Mortara», aggiustando immediatamente il tiro e sottolineando come tutte le città e i paesi al voto sono anch'esse «questioni». Ma Mortara, la principale città al voto, rappresenta un nodo da sciogliere: il primo referente istituzionale del partito, il capogruppo consigliare Ettore Gerosa, ha già dato la sua adesione alla formazione del cosiddetto Movimento civico, lanciato venerdì scorso con la presenza di personaggi noti come Mauro Maccarini ed Elia d'Arenzo del Pd, ma anche Vittorio Testa e Paolo Silva. Testa è stato coordinatore del Pdl cittadino prima di dimettersi qualche mese fa, mentre Silva è stato il candidato sindaco dell'area politica di riferimento del partito, ma non si è mai iscritto fermandosi all'adesione a Forza Italia prima di passare con Poma, con cui si è schierato alle ultime provinciali. Accanto a loro è sceso in campo Gerosa, chiamando accanto a sé anche l'altro consigliere del Pdl, Fabrizio Giannelli. Una bella grana, per chi deve scegliere come schierarsi a livello provinciale: da un lato scendono fino alla realtà della Lomellina alcune scelte nazionali, come il sostegno congiunto delle diverse forze al governo tecnico di Mario Monti, ma anche la volontà del leader Silvio Berlusconi di non proporsi agli elettori con il proprio simbolo. Dall'altra resta ancora un tabù quello di schierarsi con un nemico storico come il Pd in una vera e propria coalizione elettorale, che per quanto civica, potrebbe trovarsi a governare per cinque anni. E non è detto che le contraddizioni che possono emergere in questa alleanza inedita non minino in futuro le basi dell'intesa. Simona Marchetti