Berlusconi: Monti anche dopo il 2013
di Gabriele Rizzardi wROMA Orfano di Umberto Bossi, Berlusconi cerca l'accordo con Bersani per modificare la legge elettorale, fare le riforme costituzionali e cambiare la giustizia ma, visti i sondaggi che danno il Pdl in caduta libera, non escluderebbe neppure la possibilità di candidare Monti per dopo il 2013: «L'ho indicato io a Napolitano e adesso non possiamo regalarlo alla sinistra...». L'intenzione di saltare sul carro del Professore (che ha sempre negato l'intenzione di voler restare in politica) ha tenuto banco alla cena di due sere fa a Villa Gernetto e se ne è parlato anche ieri sera al vertice con i big del Pdl convocato a palazzo Grazioli. Il Cavaliere, che pensa a un nuovo partito dei moderati e ancora non ha deciso se mettere la faccia sulle elezioni amministrative che potrebbero segnare la Caporetto del Pdl, punta ad un ricambio generazionale e affida ad Angelino Alfano il compito di reclutare «giovani capaci e motivati». Nel frattempo, il partito nato dalla fusione di Forza Italia e An prova a spingere Monti ad andare allo scontro con il Pd sull'articolo 18. L'incontro tra il premier e Berlusconi ci sarà oggi e Alfano prepara il terreno: «Chiederemo al governo di andare avanti con le riforme senza timidezze, senza farsi condizionare». Il Pdl ci sarà anche nelle liste elettorali del 2013? Il Cavaliere, che vorrebbe cambiare nome alla sua creatura politica, ha già sostituito l'inno. Ma l'operazione ha fatto andare su tutte le furie Alessandro Aleotti, ex leader degli Articolo 31, che ha denunciato un'operazione di plagio e ha minacciato di «denunciare» Berlusconi. Ieri, però, si è parlato soprattutto di legge elettorale. E non solo nella residenza del premier, dove si è insistito sulla necessità di alzare la soglia di sbarramento. Ma il modello ispano-tedesco sul quale si stanno confrontando Pd,Pdl e Udc, non convince fino in fondo molti dirigenti democratici, a cominciare da Rosy Bindi per la quale una riforma che rinunciasse al bipolarismo e al vincolo per i partiti di dichiarare la coalizione con la quale intendono governare «sarebbe intollerabile». La protesta esplode nell'essemblea del Pd, dove Bersani è costretto ad intervenire per provare a rassicurare la Bindi, Arturo Parisi e tutti gli esponenti che temono un ritorno al proporzionale. «Gli elementi per arrivare a un'intesa sulla legge elettorale ci sono tutti e il problema dell'indicazione delle coalizioni già al momento del voto è ampiamente risolvibile. Noi abbiamo le idee chiare» taglia corto Bersani che, intervistato dal Tg3, spiega una volta per tutte che il Pd è alternartivo alla destra e non al governo del Professore: «Monti non viene dopo i partiti, viene dopo Berlusconi. Noi abbiamo le nostre proposte. Poi, Monti e i suoi ministri decideranno...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA