India, timori di Napolitano «Vicenda ingarbugliata»
di Natalia Andreani wROMA Non si sbroglia anzi, si complica la vicenda della «Enrica Lexie» e dei due fucilieri del Reggimento San Marco accusati di avere ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati. Mentre il giudice di Kollam ha deciso l'estensione del fermo fino al 23 febbraio per i due militari, l'Italia ha deciso di inoltrare un ricorso all'Alta Corte del Kerala per «eccesso di giurisdizione». I rilievi satellitari provano infatti che i marò a bordo della petroliera si sono difesi da un abbordaggio a 34 miglia dalla costa, vale a dire in acque internazionali, e non a 22,5 come sostenuto dal pubblico ministero: dettaglio che dovrebbe bastare per chiudere la questione e riportare a casa Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, entrambi in servizio alla base di Brindisi. Ma purtroppo «la situazione è molto ingarbugliata», come ha detto ieri sera il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, auspicando che il caso diplomatico trovi una rapida soluzione. E a ingarbugliare tutto è stata la decisione del comandante della nave di accettare l'invito della capitaneria ad entrare nel porto di Kochi. I colloqui tra le autorità locali e la delegazione interministeriale partita da Roma sinora non hanno prodotto risultati a nessun livello. «Restano considerevoli divergenze di carattere giuridico», ha confermato il ministro degli Esteri Giulio Terzi aggiungendo che a complicare il quadro ci sono le elezioni politiche in corso nello stato indiano. I due marò, per il momento, sono dunque tecnicamente in arresto e a disposizione del magistrato di Kollam che ieri li ha sentiti - mentre i partiti della destra manifestavano chiedendo punizioni esemplari per gli italiani - e che li rivedrà fra tre giorni decidendo sul loro destino. Per ora restano in custodia alla polizia. Secondo la legge indiana, se verrà confermata l'imputazione di omicidio i due militari potrebbero rischiare l'ergastolo ed anche la pena di morte. E ieri lo stesso ministro indiano della navigazione ha definito quello addebitato ai marò «un crimine imperdonabile». Ma l'accusa fa acqua. E mentre ancora non sono stati resi noti i risultati delle autopsie sulle vittime, si corrobora l'ipotesi che il peschereccio sia stato attaccato da altra nave. E' certo che in quella zona di mare ci siano stati in quel giorno due attacchi a poche ore di distanza l'uno dall'altro: alla "Enrica Lexie", inseguita a lungo da un'imbarcazione con a bordo sei uomini armati, e al mercantile greco Olympic Flair che per colore e dimensioni dello scafo è molto simile alla Lexie. Del secondo attacco, regolarmente comunicato alle autorità indiane, la stampa locale non ha avuto notizia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA