Autista insultata sul pullman per Rea «Non ce la faccio più»
di Marianna Bruschi wREA PO Da dodici anni guida i pullman. Ma ormai da mesi torna a casa dal lavoro e non riesce a smettere di piangere. Ogni giorno alle 13.45 fa salire gli studenti che da Pavia viaggiano verso Rea Po per tornare a casa dopo scuola. E' la linea 482 dell'Arfea. E lei deve sopportare insulti pesanti, lanci di lattine e panini dal fondo del pullman. Quando un controllore è salito sulla corsa per verificare la situazione il viaggio è stato regolare: niente urla, niente aggressioni verbali. «Ma è sempre così, quando c'è un controllore non succede niente, ma gli altri viaggi sono un incubo». Renata si alterna sulla linea con altri due colleghi uomini. «E con loro non succede mai nulla», racconta. Lei ha 46 anni, vive con il marito a Pinarolo, e fa l'autista dal 2002. «Ma adesso sono esasperata – racconta – Mi insultano, mi dicono cicciona, mi danno della puttana», mentre lo dice la voce si spezza. Il gruppetto di ragazzi più turbolenti solitamente si siede nell'ultima fila. Sono tutti studenti delle superiori, tra i 14 e i 15 anni. Bulletti. «Ci sono giorni in cui mi massacrano – racconta l'autista – un ragazzino è arrivato con dieci euro per fare il biglietto ma io non avevo i soldi per dargli il resto. Gli ho semplicemente detto che nella stazione c'è la biglietteria, io non ho una borsa piena di soldi. E lui mi ha risposto che sono piena di merda» La linea 482 non ha la fermata dentro all'autostazione, ma proprio di fronte alla cancellata. Poco prima della partenza, alle 13.45, il pullman si ferma qualche minuto. I passeggeri, soprattutto ragazzi, salgono a gruppetti, mostrano il biglietto o l'abbonamento. «Mia moglie non riesce più a mangiare, torna a casa piangendo, si sveglia di notte e piange – racconta il marito – Un giorno ho fatto il viaggio con lei, per poter vedere anche io cosa succede su quel pullman. Hanno lanciato panini e lattine per terra, lasciano tutto sporco». Lavorare è diventato un disagio. La serenità è lontana. «Non mi possono trattare così, io chiedo solo di poter lavorare serenamente, come ormai non riesco più a fare», racconta l'autista. Anche perché lei è sempre sola sul quel pullman, deve gestire le situazioni difficili senza poter chiedere l'intervento di qualcuno durante il percorso. Si rivolge ai genitori soprattutto e chiede di parlare a questi ragazzi. Ha segnalato quello che succede anche all'Arfea e ai sindacati. Ma è sulla maleducazione di chi viaggia che bisognerebbe intervenire. «Il teppismo non va mai bene – sottolinea il sindaco di Rea Po, Claudio Segni – mi hanno raccontato questa vicenda e cercherò di capire direttamente cosa sta succedendo». I ragazzi scendono soprattutto a Rea Po e Mezzanino. «Infatti mi confronterò con i miei colleghi sindaci, di Verrua e Mezzanino – spiega Segni – per cercare una soluzione. Se riusciremo ad avere i nomi di questi ragazzini andremo a parlare direttamente con i genitori». Per cercare di sensibilizzare gli studenti al rispetto per gli altri. «Bisogna far capire a questi ragazzi che già i servizi dei trasporti vanno avanti con fatica, vista la carenza di soldi – sottolinea il sindaco Segni – Se poi ci si mettono anche loro a rendere disagiato il servizio proprio non ci siamo». Alle 13.50 il pullman parte puntuale, è ancora di quelli vecchi senza insegna luminosa. E' sabato, il gruppetto più problematico non c'è. Tornerà lunedì, per un altro viaggio difficile.