Alfano-Bersani-Casini, via alle riforme
di Gabriele Rizzardi wROMA Il primo risultato politico del dopo Berlusconi è un compromesso tra Pd, Pdl e Terzo Polo sulle riforme costituzionali e un'intesa, un po' più fumosa e ancora tutta da scrivere, su una nuova legge elettorale. E' questo l'esito di un vertice a sorpresa tra Alfano, Bersani e Casini che si è svolto ieri a Montecitorio e si è concluso con una nota congiunta che annuncia la presentazione, entro due o tre settimane, di un testo condiviso alle commissioni parlamentari. «L'intesa c'è. Adesso si tratta di far prendere bene il ritmo al Parlamento» spiega il segretario del Pd, che ha accettato l'idea del Pdl di partire dalle riforme e non dalla legge elettorale. «All'Italia servono riforme per dare alle istituzioni riflessi più pronti» aggiunge un soddisfatto Angelino Alfano. «Finalmente, la politica si autoriforma» chiosa Casini. L'obiettivo dei tre partiti che sostengono il governo è quello di giungere all'approvazione della riforma entro la fine della legislatura (le leggi che modificano la Costituzione, come prevede l'articolo 138, richiedono la doppia lettura di Camera e Senato). Nel comunicato congiunto, i tre leader annunciano l'intenzione di prevedere la riduzione del numero dei parlamentari (500 deputati e 250 senatori), l'introduzione della sfiducia costruttiva, la modifica dell'articolo 117 della Costituzione per ridurre la fascia di legislazione concorrente fra Stato e Regioni, il superamento del bicameralismo perfetto e più poteri al premier, che potrà nominare e revocare i ministri. L'iter parlamentare dovrebbe essere rapido. Entro l'estate ci potrebbe essere la prima lettura, in autunno la seconda e nell'inverno, forse già a dicembre, la terza e la quarta. Quanto alla legge elettorale, la discussione potrebbe essere avviata dopo la prima lettura delle riforme costituzionali. E comunque dopo le elezioni amministrative, che saranno un banco di prova per tutti i partiti e serviranno a Berlusconi per capire se l'alleanza con la Lega è destinata a rimanere solo un ricordo. L'accordo tra i partiti che sostengono il governo, al momento, riguarda solo l'impianto istituzionale. I presidenti di Camera e Senato apprezzano la disponibilità al dialogo e spiegano che l'incontro di ieri è una «forte accelerazione» sulla strada delle riforme. «I tempi sono stretti ma sono fiducioso» dice Schifani. «I segnali sono positivi e se c'è la volontà politica ci sono anche i tempi per fare le riforme» aggiunge Fini. Per cambiare le regole del gioco, Pd, Pdl e Terzo Polo, vogliono allargare il confronto a tutte le forze politiche, che vuol dire coinvolgere anche Lega e Idv. E il primo banco di prova sarà la riforma dei regolamenti parlamentari la cui discussione al Senato è stata già calendarizzata. L'intesa sulle riforme raggiunta tra partiti che fino a qualche mese fa si facevano la guerra, vuol dire che è finita la distinzione tra destra e sinistra? Casini spiega che con il Pd e il Pdl c'è solo «sintonia» per una riforma della politica mentre Bersani non vuole neppure sentir parlare di un accordo con il partito del Cavaliere e spiega che quando si entra nel merito dei provvedimenti (dalle liberalizzazioni al mercato del lavoro, passando per il fisco) ci sono solo «divisioni». «Quando si arriverà alle elezioni dovremo presentare un programma alternativo» taglia corto il segretario del Pd. E anche Alfano prende le distanze: «Non c'è nessuna maggioranza politica che lega noi e il Pd. Sulle riforme andremo avanti perché serve all'Italia. Pensiamo che il paese abbia bisogno di istituzioni più efficaci e riteniamo che tutto ciò si possa fare anche nel corso di questa legislatura». Il governo, insomma, è blindato e Mario Monti può dormire sonni tranquilli. Alle elezioni si andrà con il Porcellum? Probabilmente no, anche se Bersani spiega che sulla legge elettorale «il discorso è un po' più complicato». Anche perché la riforma dovrà assecondare il nuovo impianto politico-istituzionale e permettere la composizione di coalizioni non forzose evitando contemporaneamente un frazionamento del quadro politico. ©RIPRODUZIONE RISERVATA