Addio a suor Valeria La «mamma» di casa Benedetta Cambiagio

di Marianna Bruschi wPAVIA Suor Valeria sempre in bicicletta, di corsa, da un punto all'altro della città per le sue ragazze. Alla casa di accoglienza dedicata a Benedetta Cambiagio la consideravano come una mamma. Lei, che da quasi quarant'anni dirigeva la struttura nel centro storico di Pavia, si è spenta mercoledì pomeriggio a 70 anni. Una ragazza nel cortile in via San Giovanni in Borgo è seduta sui gradini, ha alle spalle una vetrata. Ha il volto rigato dalle lacrime. Suor Concettina, che si occupa della cucina e 39 anni fa era venuta a Pavia insieme a suor Valeria, non se la sente di parlare. Con lei ha condiviso anni di lavoro, di cambiamento, di impegno per le ragazze che ospita la struttura. Due volti della sofferenza per la perdita di suor Valeria. Oggi sarà celebrata una veglia nella cappella della casa di accoglienza. E domani alle 9 il funerale nella chiesa di San Primo. Era un punto di riferimento. Anche se la malattia le stava togliendo le forze, non ha mai smesso di mettere tutta se stessa in quello che faceva. A metà dicembre, alla festa di Natale, si vedeva che non stava bene. Ma cercava di nasconderlo, girava tra i tavoli, mettendo da parte la stanchezza. Tutto per le sue ragazze. Nella casa accoglienza ci sono una ventina di giovani, quasi tutte minorenni. Vivono insieme e crescono in questa comunità che le protegge e le aiuta ad affrontare il mondo. «Riusciva a risolvere i problemi con semplicità, sapeva come muoversi, aveva la capacità di sdrammatizzare, di affrontare con ironia le situazioni più difficili». La ricorda così Giuseppe Gallotti che fa parte del consiglio di amministrazione di Casa Benedetta Cambiagio. Da qualche tempo la comunità si era allargata anche a giovani mamme con bambini piccoli, che avevano bisogno di un rifugio per ritrovare il proprio cammino. «Alla sera leggeva le fiabe ai bambini, nelle tascone dell'abito aveva sempre le "caramelle per addormentarsi", lei andava matta per i bambini», la ricorda Maria Adele Ferretti, anche lei nel consiglio di amministrazione della comunità. Nel 2007 il sindaco Piera Capitelli le aveva consegnato il San Siro, e lei tra i cori da stadio delle sue ragazze, aveva ritirato il riconoscimento tutta rossa in volto, emozionata e imbarazzata. «Perché era una persona che non si risparmiava ma senza badare alle medaglie», ricordano in comunità. La motivazione letta quell'anno nell'aula magna del Ghislieri dice tanto di suor Valeria Montrasio: «Persona dal cuore aperto, capace di accogliere, di ascoltare e di trovare la parola giusta con le persone in difficoltà. Suor Valeria ha guidato l'istituto affidatole sapendo cogliere i segni dei tempi». Originaria di Monza, suora dell'ordine delle Benedettine, era arrivata a Pavia quasi 40 anni fa proprio per guidare ala casa accoglienza. Da dicembre stava affrontando la malattia nella casa madre dell'ordine a Ronco Scrivia. «Ora mancherà un sostegno – sottolinea Gallotti – questa era la sua famiglia». Deborah Fodde, coordinatrice degli educatori, guarda la fotografia scattata in corso Garibaldi, suor Valeria sembra quasi sorpresa dalla macchina fotografica mentre tiene ferma con le mani la sua bicicletta. «Era sempre in bici, la ricordo che "svolazzava" con il velo e il vestito e andava di corsa per corso Garibaldi – ricorda l'educatrice – era sempre in movimento». La conoscevano in ospedale, nelle scuole, in questura, sempre attiva per risolvere piccoli e grandi problemi delle ragazze che aiutava. «Era attenta a tutto, sensibile. Ci mancherà», lo dice anche il silenzio delle sue ragazze che attraversano il cortile e si chiedono ora come faranno senza suor Valeria.