Truffa all'Asl, indagati 200 beneficiari
«Quella riunione fu la risposta più adeguata per dare informazioni, visti gli allarmismi anche di persone incompetenti e, addirittura, la divulgazione di notizie incontrollate». Lo ha dichiarato l'ex numero uno del Dipartimento della protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, sentito ieri in aula, all'Aquila, al processo per omicidio colposo sul sisma del 2009. Nel processo è imputato, tra gli altri, anche Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre a Pavia. Bertolaso, parlando della riunione del 30 marzo del 2009 degli esperti della Commissione grandi rischi, a cui partecipò anche Calvi, ha spiegato di aver fatto questa scelta «solo per informare la popolazione in seguito alla situazione di disagio e panico che si era creata per il lungo sciame sismico». Per quanto riguarda la telefonata con l'ex assessore della regione Abruzzo, Daniela Stati (comunicazione intercettata e per la quale la Procura dell'Aquila ha aperto per Stati e Bertolaso un filone parallelo a quello principale) Bertolaso ha evidenziato di non aver mai sollecitato «risposte rassicuranti». di Maria Fiore wPAVIA Un elenco con più di 200 nomi di persone che avrebbero intascato soldi senza averne il diritto. Beneficiari di assegni di invalidità non dovuti, che ora sono indagati per concorso in truffa aggravata e corruzione. Dopo l'arresto dell'impiegata dell'Asl Guiduccia Massolini (difesa dagli avvocati Fabrizi Gnocchi ed Erika Veratti e ora ai domiciliari nella sua abitazione a Torre d'Isola) l'indagine su oltre un milione e 300mila euro di indennità che sarebbero finite nelle tasche sbagliate, va avanti a ritmo serrato. I carabinieri del nucleo investigativo hanno spulciato un mucchio di pratiche (sono più di 500 quelle sospette) e sentito finora, alla presenza di un avvocato, centinaia di persone residenti in tutta la provincia di Pavia. Da queste verifiche è emerso un quadro variegato di presunte truffe. Casi diversi l'uno dall'altro, ma secondo gli inquirenti tutti accomunati dal fatto che gli assegni sarebbero finiti nelle mani di chi non aveva i requisiti per riceverli. Tante le tipologie di raggiro emerse, dunque, dagli interrogatori. In alcuni casi, ad esempio, dei pagamenti erogati dall'Inps avrebbero beneficiato i parenti di persone davvero invalide, ma che, dopo la morte dei familiari, non avevano più diritto a ricevere i soldi. In altri casi, gli assegni sarebbero finiti invece nelle tasche di persone che non avevano con gli invalidi defunti nessun legame di parentela. Gli assegni, in altre parole, dovevano essere sì versati, ma agli eredi veri, che invece non erano nemmeno al corrente di questa possibilità. Ma i carabinieri si sono trovati anche di fronte ad assegni riferiti a invalidità del tutto false. Come è emerso, peraltro, per la stessa Guiduccia Massolini, che avrebbe beneficiato direttamente di un assegno da 20mila euro come cieca. Secondo l'accusa, anche altri parenti, tra cui la madre e il figlio della donna, avrebbero ricevuto assegni per invalidità completamente inventate. Oltre a questo, però, l'impiegata, che dal suo ufficio dell'Asl girava i mandati di pagamento all'Inps da un computer (non è stata trovata nessuna pratica cartacea), avrebbe anche percepito delle percentuali sulle somme erogate a decine di persone in provincia di Pavia. L'impiegata è, per questo, indagata per corruzione e per truffa, ma anche i beneficiari degli assegni potrebbero essere chiamati a difendersi, a questo punto, dall'accusa di avere accettato di versare dei compensi per ottenere gli assegni. Al tempo stesso, l'inchiesta del magistrato Paolo Mazza (che potrebbe avere sviluppi ulteriori nei prossimi giorni) dovrà accertare l'esistenza di eventuali altri complici. Qualcuno ha coperto, per interesse, quello che avveniva nell'ufficio delle invalidità civili dell'Asl? Alla domanda si sta provando a rispondere. Ma intanto l'indagine sembra già avere messo in luce che anche altri dipendenti dell'azienda pubblica avrebbero usufruito dei rimborsi. Sembra essere, questo, il caso di un'impiegata in particolare, che fu anche sentita - prima che esplodesse il caso - come persona informata sui fatti. Ebbene, a quanto pare l'impiegata, che lavora in un ufficio diverso da quello che gestisce le invalidità civili, avrebbe percepito indennità che non le spettavano. La stessa impiegata, che aveva il telefono sotto controllo, subito dopo la convocazione dei carabinieri avrebbe chiamato Guiduccia Massolini, per un incontro. Un appuntamento, sospettano gli inquirenti, in cui forse dovevano essere decise le strategie per eludere le indagini. Sul ruolo che potrebbero avere avuto altri dipendenti dell'Asl le verifiche vanno avanti. Confortate, secondo indiscrezioni, anche da alcuni particolari emersi durante i due interrogatori di Guiduccia Massolini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA