L'Italia è nel tunnel della recessione

di Andrea Di Stefano wMILANO La recessione era scontata, ma i dati che l'hanno confermata tecnicamente alimentano la preoccupazione perché le dimensioni della contrazione del Pil italiano sono più ampie del previsto. Nel quarto trimestre 2011 il Pil è sceso dello 0,7% sul trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al quarto trimestre del 2010. Un calo che segue quello del terzo trimestre (-0,2%). E se la recessione è in corso, il risultato del 2011 e anche la proiezione sul 2012 fotografano un'economia ferma, che rischia di perdere ancora terreno. Da una parte, infatti, il Pil ha chiuso lo scorso anno con un modestissimo +0,4%, in netta frenata rispetto al 2010, quando la crescita si era attesta all'1,4%. Per il 2012 l'effetto trascinamento del 2011, anche se in tutti e quattro i trimestri dell'anno si registrasse crescita zero, è negativo e pari ad un -0,6%. Con rilevanti rischi sull'obiettivo di pareggio di bilancio e riduzione del rapporto debito\Pil. Proprio ieri la Banca d'Italia ha comunicato che a dicembre 2011 il debito pubblico italiano si è attestato a 1.897,9 miliardi, in aumento di 55,1 miliardi sui 1.842,9 miliardi di fine 2010 e in calo dai 1.904 miliardi del mese di novembre. Il quadro negativo lo traccia con chiarezza lo stesso ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera: «Avere un periodo così prolungato di grande difficoltà succede raramente nella storia. Ci eravamo ripresi, ma come previsto siamo entrati in una fase di forte recessione», ha sottolineato il ministro. «Se vogliamo che l'Italia, dopo dieci anni di crescita insufficiente e molto inferiore al resto dei paesi europei, si rimetta in moto, dobbiamo con coraggio introdurre delle riforme profonde e strutturali che liberino le energie del Paese». Passera, da sempre, anche quando non aveva incarichi di governo e parlava da banchiere, sostiene che l'unica strada per tornare alla crescita sia quella di attivare, simultaneamente, tutti i motori che la possono stimolare. E lo fa a maggior ragione con la recessione conclamata. È necessario puntare a provvedimenti «che assicurino la crescita sostenibile e nel lungo periodo». Quindi, in linea con l'azione di questo governo, bisogna insistere «sulle liberalizzazioni, sugli investimenti in infrastrutture e poi entrare nel merito dei problemi delle imprese: i problemi dimensionali, quelli della fiscalità, i problemi del credito e delle garanzie sul recupero degli scaduti». Senza dimenticare di «intervenire sul costo dell'energia e sui problemi burocratici». Valanga di commenti politici sulla dichiarazione di recessione. «Esaurita la fase, mi auguro con un buon esito, della riforma del mercato del lavoro e delle liberalizzazioni, la questione deve essere creare lavoro e attività economica perchè ci stiamo distraendo un pò troppo da queste questioni», ha commentato il leader del Pd Pier Luigi Bersani. «Purtroppo torniamo in recessione dopo esserci stati nel 2009. Dobbiamo andare avanti con le riforme che ci danno la possibilità di tornare a crescere», ha reagito il leader di Confindustria Emma Marcegaglia. «Adesso più che mai è necessario agire sulla crescita del paese, tagliando la spesa pubblica improduttiva per rilanciare gli investimenti, rimettere in moto lo sviluppo e rianimare i consumi, penalizzati dall'alto prelievo fiscale», ribatte Confesercenti. Confcommercio guarda al 2012: «Il dato davvero allarmante è il trascinamento ereditato dal 2011 che rischia di portare ad una flessione del Pil per il 2012 ad oltre l'1,5%«, ha segnalato il presidente. ©RIPRODUZIONE RISERVATA