Bersani: dobbiamo cambiare le primarie

ROMA Il Pd «non ha ancora capito che cosa farà da grande», si sfoga Marta Vincenzi, che, dopo la sconfitta alle primarie, attacca rivali e compagni di partito. I candidati del Pd, infierisce Marco Doria, l'esponente del Sel di Vendola che ha vinto le primarie a sospresa, «hanno sbagliato nel non ascoltare i cittadini». Dopo lo schiaffo nel capoluogo ligure, i democratici si trovano di fronte ad un impasse, di regole ma anche politico. «Le primarie vanno ridefinite, la scelta se candidare una o due persone va rimessa agli organismi dirigenti», è l'analisi di Pier Luigi Bersani, che nel partito leggero veltroniano non si è mai trovato a casa. In realtà, si racconta in Transatlantico, fuori dai taccuini il flop del Pd a Genova «è un caso di sciatteria politica»: nessuno aveva capito che l'outsider Marco Doria avrebbe sbaragliato sia il sindaco uscente sia la senatrice Roberta Pinotti. In base allo statuto del Pd, però, poco possono fare gli organismi dirigenti, sia nazionali sia locali, per bloccare chi, con una percentuale di firme alla mano, decide di candidarsi. In realtà, al di là delle regole, nel Pd, sostiene Marina Sereni, «da sempre convivono due idee di primarie che in realtà sottintendono due idee di partito: per alcuni le primarie sono il partito e i gruppi dirigenti non devono avere alcuna responsabilità nella selezione di dirigenti e candidature; per altri le primarie sono uno strumento di apertura ai cittadini ma vanno consolidate alla luce dei problemi emersi». Sostenitore del partito leggero, oltre ai veltroniani, è il sindaco di Firenze Matteo Renzi, per il quale le primarie sono intoccabili e la colpa della debacle genovese non sono le regole sbagliate ma il candidato«. Da tempo, invece, Bersani ritiene che le primarie vanno aggiustate per evitare effetti boomerang come a Milano o a Genova. «Non va esclusa - sostiene il segretario - la possibilità di più candidati del Pd, ma bisogna rimettere la valutazione agli organismi dirigenti». Modifiche che però è ipotizzabile saranno rinviate a dopo le amministrative perchè ora l'obiettivo è vincere a Genova. »Non c'è stato alcun disastro - sostiene Bersani - è chiaro che ci sono ammaccature e tensioni ma ora dobbiamo discutere e ricomporre le forze, trovare il programma e lavorare per vincere con Doria». Il segretario cerca così di stoppare sul nascere il nodo delle alleanze. Pd e Udc sono ora alleati nel governo Monti e oggi, nell'incontro sulla riforma elettorale, hanno deciso di fare asse sulla riduzione del numero dei parlamentari. E il problema delle alleanze ha portato ad uno scontro interno nel Pd a Palermo. Ma Bersani nega problemi e malumori, convinto che i giochi si faranno a ridosso delle elezioni politiche: «A Palermo non siamo preoccupati, Rita Borsellino può battere la destra e vedrete che dalle primarie uscirà un candidato capace di vincere».