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Per anni è stato impiegato per proteggere le case dal calore, isolare caldaie, costruire i freni delle auto, potenziare vernici. Ma l'amianto, e le fibre da cui è composto, è un killer che non perdona ed è direttamente collegato all'insorgenza del tumore del polmone. A dimostrarlo per la prima volta, negli anni Sessanta, fu lo scienziato statunitense Irving Selikoff. L'amianto, o asbesto, è formato da sottilissime fibre di silicio. Ha la caratteristica di resistere molto bene al fuoco, a temperature elevate e agli acidi e per questo è stato impiegato a lungo come isolante nell'industria e nelle costruzioni. Le minime dimensioni delle fibre favoriscono però la loro dispersione nell'aria e l'inalazione fino nei polmoni, dove si fissano, provocando innanzitutto una malattia nota come asbestosi, che è stata la prima malattia professionale ufficialmente riconosciuta in Italia. Successivamente è stato dimostrato che l'amianto è responsabile anche di tumori al polmone, essendone anzi la causa principale fra quelle dovute a motivi di lavoro. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, già poche fibre di amianto per metro cubo d'aria possono provocare un caso di tumore alla pleura per 100mila persone l'anno. In alcuni edifici italiani è stata riscontrata una concentrazione di 10 mila fibre per metro cubo. In Italia manca un dato nazionale complessivo sulla presenza di amianto sul territorio. L'unica stima recente è quella di Assobeton, l'Associazione Industrie manufatti cementizi, che indica la presenza di 12 milioni di tonnellate di lastre in cemento-amianto in tutto il Paese, pari ad 1 mld e 200 mln di metri quadri di coperture.