La strage della Eternit Sedici anni ai manager

di Milena Vercellino wTORINO Condanne a sedici anni di reclusione per i due imputati e risarcimenti per circa 100 milioni di euro: si è conclusa così la prima tappa del «processo del secolo» contro i vertici italiani della multinazionale Eternit, per vent'anni produttrice nel nostro Paese di amianto, la «mala polvere» che ha causato la morte per mesotelioma pleurico ed altre malattie polmonari di oltre duemila persone. Dopo 65 udienze succedutesi in oltre tre anni, il Tribunale di Torino ha pronunciato ieri la sentenza, dichiarando il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni, colpevoli di disastro doloso ed omissione dolosa di misure infortunistiche per i decessi causati dalla produzione di amianto negli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria) e di Cavagnolo (Torino). Per gli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli), i reati sono invece stati dichiarati estinti per prescrizione. E' la conclusione - parziale - di un lungo percorso. L'inchiesta era stata avviata nel 2003 dal procuratore Raffaele Guariniello ed era sfociata in una richiesta di condanna a 12 anni, aumentati a 20 a causa della continuazione del reato, per Schmidheiny e De Cartier De Marchienne, gli ultimi due proprietari dell'Eternit in Italia. Sotto la lente degli inquirenti, il periodo in cui l'azienda ha prodotto amianto nei quattro stabilimenti italiani, dal 1966 al fallimento nel 1986. Fin dalle prime ore di una mattinata ancora assediata dalle temperature sottozero degli ultimi giorni, il tribunale di Torino ha accolto parenti delle vittime, associazioni, sindacati, rappresentanti degli enti locali. Centinaia di persone sono arrivate da tutta Italia a bordo di quasi trenta autobus. Molti vengono da Casale Monferrato, la città che più di tutte ha sofferto del dramma delle malattie da amianto, ma ci sono anche numerose delegazioni da altri Paesi che hanno ospitato produzioni di eternit: Francia, Belgio, Stati Uniti, Svizzera - dove l'azienda aveva il proprio quartier generale - e Brasile, dove l'amianto è ancora in produzione. Tra la folla si ripetono le storie dei familiari delle vittime, tante storie tutte uguali, scandite dalle tappe inesorabili del mesotelioma. Iniziano con il lavoro nello stabilimento Eternit di Casale e finiscono nello stesso modo, con i primi sintomi, poi con i passaggi in ospedale e l'ineluttabilità della malattia. Poi ci sono le famiglie che abitavano nei pressi dello stabilimento: le mogli degli operai della Eternit, ammalatesi maneggiando le tute dei mariti, imbiancate di amianto dopo il turno in fabbrica, ed i bambini che giocavano a fare lo scivolo con i sacchi di eternit che venivano scaricati alla stazione. «Quei bambini hanno oggi tra i 50 e i 60 anni e i nuovi ammalati hanno soprattutto questa età», spiega l'oncologa di Casale Monferrato Daniela De Giovanni. Di mesotelioma si continua infatti a morire ancora oggi: secondo l'associazione dei familiari delle vittime dell'amianto, i decessi sono ancora oggi 50 ogni anno. Intorno all'una, il giudice Giuseppe Casalbore è uscito dalla Camera di consiglio ed ha letto la sentenza. Prima il verdetto di condanna, poi i risarcimenti per gli enti e le istituzioni costituitesi parte civile: al Comune di Casale Monferrato, che aveva rifiutato in extremis i 18,3 milioni offerti da Schmidheiny per ritirarsi dal processo, spetteranno 25 milioni, alla Regione Piemonte 20 milioni, all'Inail 15 milioni, all'Asl di Alessandria 5 milioni, al comune di Cavagnolo 4 milioni; l'associazione nazionale esposti amianto riceverà 100mila euro, stessa cifra spetta a Cgil, Cisl e Uil; 70mila euro andranno all'associazione Medicina democratica ed al Wwf. Poi, leggendo la sentenza, Casalbore ha iniziato l'elenco dei risarcimenti spettanti ai parenti delle vittime. Più di duemila morti ed i loro familiari venuti a tenerne vivo il ricordo e a reclamare giustizia, in un affastellarsi di nomi e di cifre: uno dopo l'altro, in un succedersi inarrestabile, una litania pazientemente proseguita per oltre quattro ore. I familiari delle vittime riceveranno circa 30mila euro di risarcimento. Si preannuncia intanto un secondo atto della vicenda: la difesa di De Cartier ha infatti dichiarato in una nota che «prporrà appello contro la sentenza, confidando in una riforma della stessa». «Abbiamo dato, credo, a tante persone, alle vittime e alle loro famiglie il diritto di sognare più giustizia», ha commentato il pm Guariniello. «E' un punto di partenza per eliminare completamente l'amianto dalla nostra città, per far sì che i nostri figli possano vivere senza il timore di ammalarsi», dice il sindaco di Casale Monferrato Giorgio De Mezzi. «Si tratta di una sentenza storica», ha sottolineato in una nota il ministro della Salute Renato Balduzzi, «ma la battaglia contro l'amianto non si chiude con una sentenza, sia pure una esemplare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA