«Tempo pieno? No, mi tengo il part time». Ricorso vinto

Il part-time (o contratto di lavoro a tempo parziale) comporta una riduzione dell'orario di lavoro rispetto alle 40 ore del full-time. Esistono tre diverse possibilità con tre modelli di part-time: «orizzontale» se si lavora tutti i giorni ma con orario ridotto; «verticale» se si lavora a tempo pieno ma solo in alcuni giorni della settimana, del mese o dell'anno; «misto» se si combinano le due possibilità precedenti. Il collegato lavoro (approvato a fine 2010) prevede per gli enti pubblici la possibilità di revocare i contratti part-time ai propri dipendenti e di trasformali in full-time. PAVIA Una lettera dell'Agenzia delle entrate comunicava ai suoi dipendenti che usufruivano del part-time di aver deciso di riportarli al tempo pieno. Non a tutti la decisione è andata a genio. E sono partiti i primi ricorsi. Il giudice del lavoro ha dato ragione ai dipendenti: potranno mantenere il part-time. La sentenza riguarda un dipendente dell'Agenzia delle entrate di Pavia a cui 8 anni fa era stata concessa la mezza giornata: lavorava solo al mattino da lunedì a venerdì. «Ma il collegato lavoro, all'articolo 16 prevede la possibilità per le pubbliche amministrazioni di rivedere i part-time nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, prescindendo dalla volontà dei lavoratori – spiega l'avvocato Luisa Flore che ha seguito il caso – L'Agenzia delle entrate di Pavia ha motivato questa decisione parlando di carenze dell'organico e ha revocato tutti i part-time». Ma questa è una possibilità che riguarda tutti gli enti pubblici, tanto che ci sono ricorsi anche per il tribunale. Ora il giudice del lavoro ha dichiarato illegittima la revoca del part-time al dipendente delle Entrate. «Abbiamo sottolineato che l'articolo 16 del collegato lavoro è in contrasto con una norma comunitaria già recepita dall'Italia che dice di non discriminare i lavoratori a tempo parziale rispetto a quelli a tempo pieno – spiega l'avvocato – Con la decisione del giudice Ferrari si è aperta una strada». Il dipendente in questione aveva chiesto e ottenuto il part-time 8 anni fa, ha i genitori anziani e la necessità di essere presente per aiutarli. Il collegato lavoro dà la possibilità di trasformare i contratti, indipendentemente dalla volontà dei lavoratori. «Con la possibilità poi di riassegnarli ma non al 50 per cento dell'orario, bensì all'80 per cento – spiega l'avvocato Flore in riferimento al caso dell'Agenzia delle Entrate –. E comunque con la possibilità, ogni due anni, di ridiscutere il part-time che un tempo era considerato come un diritto». E' la prima sentenza pronunciata a Pavia su questo tema, ma è un caso che sta facendo discutere a livello nazionale. «Gli enti pubblici con il collegato lavoro hanno questa possibilità ma non è un obbligo – spiega Luisa Flore – chi aveva chiesto il part-time aveva le sue motivazioni, ci sono mamme con i figli piccoli, c'è chi ha disabili o genitori anziani, e comunque sono persone che avevano organizzato la propria vita in base all'orario di lavoro. Con la decisione del tribunale di Pavia si apre la strada per chi non vuole rinunciare a questo diritto». (ma.br.)