Poli: «Abbiamo dato prestigio nel mondo alla cultura di Pavia»
PAVIA Una scommessa vinta. Un'altra per Aldo Poli, Presidente della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, che nella tappa di San Pietroburgo ha creduto fino in fondo. Tanto da investire, per conto della Fondazione, soldi e passione nell'allestimento in terra russa della mostra pavese "La pittura italiana del XIX secolo: dal Neoclassicismo al Simbolismo", mostra inaugurata ieri in castello. L'impegno economico si è tradotto in un esborso di circa 200mila euro; la passione dimostrata è coincisa con la volontà di dare un volto internazionale a Pavia. E' Poli stesso a spiegarlo. Come definisce l'operazione culturale appena conclusa con i vostri partner russi? «Un grandissimo successo. Del resto basta pensare a quanti visitatori ha avuto la mostra nel periodo in cui è rimasta all'estero: più di 500mila. E basta pensare alla collocazione che i nostri quadri hanno avuto all'Ermitage: una delle sale più belle del museo». Quale significato ha per lei questo evento? «Direi che è un dato inequivocabile. Si è trattato di un grandissimo successo. E ci auguriamo che ne arrivi l'eco anche nel periodo in cui la mostra sull'Ottocento italiano resterà aperta in castello. Cioè che richiami visitatori anche non pavesi, ma che contribuisca pure all'incremento del settore del turismo e della cultura. Il che vuol dire far conoscere la nostra storia. Del resto 500 mila visitatori sono un segno». Di cosa? «Di qualità». Cos'hanno apprezzato in particolare a S. Pietroburgo? «Tutto il nostro '800. San Pietroburgo è ricca di opere e autori, ma stranamente in nove chilometri di galleria solo il 9% dei quadri esposti è russa. E il museo possiede solamente 70 quadri dell'800, quindi il patrimonio d'arte fornito dalla nostra città ha permesso di aprirci una porta importante. L'aver avuto l'onore, per Pavia, di esportare i propri quadri è cosa significativa». A quanto ammonta il finanziamento che avete garantito per l'operazione? «Circa 200mila euro». Lei è stato personalmente all'Ermitage e ne ha incontrato il direttore Mikhail Piotrovsky. Che impressione ha avuto? «Di un grandissimo attaccamento alla cultura. All'inaugurazione il pubblico ha visitato i saloni dove erano esposti i nostri quadri. L'aver portato in Russia i nostri dipinti, il gruppo dei Solisti di Pavia e l'enogastronomia pavese, si è trasformato in una grande occasione di prestigio. Piotrovsky ha detto che per noi la porta è aperta». E lei cosa si augura? «Che questo successo venga riconfermato in tutta la Lombardia». Cosa vi aspettate dalla mostra di Pavia? «Molti visitatori». (d.z.)