Vertice Ue: ore contate per la Grecia
di Natalia Andreani wROMA Ore decisive per la Grecia impegnata nel tentativo di evitare il default. Nel pomeriggio di ieri - mentre ad Atene il premier Lucas Papademos incontrava i leader dei tre partiti per approvare o meno il piano draconiano di tagli concordato con i rappresentanti della troika per ottenere il nuovo pacchetto di aiuti - a Bruxelles il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker decideva di convocare, per le 18 di oggi, una riunione straordinaria dei ministri delle Finanze dei 17 Stati membri. Una mossa per rafforzare il pressing su Atene ma anche il segnale, secondo molti analisti, di un' intesa sempre più vicina sulla concessione della seconda tranche del prestito da 130 miliardi di euro (la prima, un anno e mezzo fa, era stata di 110 miliardi). Alla riunione dell'Eurogruppo, notizia confermata ieri sera da fonti ufficiali, parteciperà anche il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde. E questa mattina, a Parigi, è in agenda anche un vertice tecnico del fronte dei creditori privati della Grecia. L'accordo sulla stretta finanziaria ed economica è la condizione preliminare, assieme all'accordo con i creditori privati sul riscadenzamento del debito per ottenere il nuovo prestito. Ed è una corsa contro il tempo perché il governo deve pagare 14,5 miliardi di bond in scadenza il 20 marzo e secondo gli analisti ci sono ormai pochi giorni di tempo per assicurare che tutte le operazioni tecniche vadano in porto per arrivare a quella scadenza con la copertura finanziaria. Le misure sul tavolo sono nuovi pesanti tagli di spesa (3, 2 miliardi nel 2012), riduzione del salario minimo, taglio di 15mila dipendenti pubblici, taglio delle pensioni. Quanto al riscadenzamento del debito, i creditori dovrebbero accettare una riduzione effettiva netta del valore dei titoli detenuti pari a circa il 70% e un tasso di interesse sui bond trentennali del 3,6%. Si tratterà di vedere quanti creditori non si riconosceranno nel taglio volontario concordato. E resta aperta anche la questione della partecipazione dei creditori pubblici all'operazione. Dunque «trattative difficili», come le ha definite ieri il ministro tedesco delle Finanze Thomas Steffen esprimendo tutto il suo scetticismo: «Oggi credo si possa dire che dal 2010 sulla Grecia abbiamo fatto pochi progressi. E che la governance ellenica non è all'altezza degli standard europei», ha commentato Steffen. Quanto alla Banca centrale non ci sono conferme sulla possibilità che la Bce accetti un taglio sul valore del debito ellenico detenuto che potrebbe arrivare a 11 miliardi di euro. «Si lavora ad un'ipotesi di accordo, ha confermato ieri sera una fonte, ma alcuni membri del consiglio sono ancora contrari». ©RIPRODUZIONE RISERVATA