Pd e Pdl: no al Parlamento dei "nominati"
di Gabriele Rizzardi wROMA Sì a una riforma «tendenzialmente» bipolare che sia in grado di evitare la frantumazione dei partiti e un secco no al Parlamento dei «nominati». La prima intesa tra Pd e Pdl del dopo Berlusconi riguarda la necessità di utilizzare quest'ultima parte di legislatura per approvare le riforme istituzionali e quella elettorale. «I due aspetti vanno collegati» si legge nella nota congiunta diffusa ieri al termine del primo faccia a faccia del Pdl prima con la Lega e poi con il Pd. Per quanto riguarda le riforme istituzionali, si è discusso della possibilità di avviare il superamento del bicameralismo perfetto, di ridurre il numero dei parlamentari (si parla di 100 in meno) e di «rafforzare» la stabilità di governo e il ruolo dell'esecutivo «in coerenza con i principi del sistema parlamentare». Ma ieri a tenere banco è stata soprattutto la riforma della legge elettorale. «Siamo assolutamente contrari al ritorno delle preferenze, che aumentano i costi della politica, premiano chi ha clientele e non sempre il merito» spiega Luciano Violante che insieme a Gianclaudio Bressa e Luigi Zanda ha incontrato la delegazione del Pdl composta da Donato Bruno, Gaetano Quagliariello e Ignazio La Russa. Il risultato del primo confronto (Di Pietro ha fatto sapere che l'Idv non parteciperà ad incontri nel «sottoscala» ) è che il Pd vuole arrivare ad una riforma totale del sistema di voto. «Quando noi diciamo di essere contrari alle preferenze intendiamo dire che preferiamo i collegi uninominali (come previsto dal Mattarellum n.d.r.) non che non vogliamo garantire ai cittadini il diritto di scegliersi i propri rappresentanti» precisa Bressa. La Russa spiega invece che per il Pdl l'importante è mantenere il bipolarismo e aggiunge che se non si dovesse arrivare ad un accordo sulla riforma, allora si potrebbe modificare il Porcellum. «L'importante» aggiunge l'ex ministro «è introdurre meccanismi che garantiscano ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti». Per la Lega basterebbe modificare l'attuale sistema di voto. Esattamente il contrario di quel che Bersani annuncia in una intervista a Repubblica con la quale dice stop ai governissimi dal 2013, chiede un nuovo premier e immagina una coalizione «diversa». «Ci interessa una legge che pacifichi il paese e venga riconosciuta da molti, non da pochi. La priorità» taglia corto il segretario del Pd «è cancellare il Porcellum, toglierlo di mezzo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA