Riforma elettorale i partiti ora trattano

di Gabriele Rizzardi wROMA «Il fatto che Berlusconi ritenga il Pd un interlocutore per la legge elettorale è un segnale inequivocabile di una certa maturazione». Gianfranco Fini saluta il nuovo corso berlusconiano che si apre oggi con una serie di incontri bilaterali che, nel giro di tre giorni, porteranno il Pdl a confrontarsi con tutti i partiti. Il primo faccia a faccia ci sarà in tarda mattinata con una delegazione della Lega. Poi, nel pomeriggio, toccherà al Pd. Domani, La Russa, Quagliariello e Donato Bruno affronteranno la questione della legge elettorale e delle riforme istituzionali con una delegazione del Terzo Polo e poi con una del Sel. Gli incontri si concluderanno giovedì con La Destra, Grande Sud, Rifondazione Comunista e, forse, con l'Idv (che ancora deve confermare). Pertendo dal presupposto che l'Italia ha bisogno di una legge elettorale che le dia stabilità e che è necessario restituire agli elettori la possibilità di scegliere i parlamentari, il partito di Berlusconi cercherà di capire fino a che punto i democratici sono disposti a spingersi nella costruzione di un nuovo tipo di bipolarismo. Il vero nodo da sciogliere riguarda infatti la possibilità di mantenere un sistema bipolare con profonde modifiche rispetto ad oggi o di privilegiare un meccanismo che in qualche modo favorisca la possibilità per i partiti di scegliere le alleanze anche dopo le elezioni. Una possibilità, questa, che non piace a molti. A cominciare dall'ex presidente della Camera, Luciano Violante, per il quale la riforma elettorale va fatta con tutte le forze del Parlamento: «Se si pensa a un accordo solo tra Pd e Pdl non andremo molto lontano. Non ci sarà nessuna legge su misura». Le proposte sono tantissime e se il Pd pensa ad un sistema maggioritario a doppio turno con quota proporzionale, il Pdl è tentato dall'introduzione di un sistema che possa tenere in vita le liste bloccate (decise dalle segreterie dei partiti) ma con un numero minore di candidati e un premio di maggioranza deciso su base nazionale per Camera e Senato. Ufficialmente, il Pdl resta fedele ad un sistema bipolare e il presidente del Senato, Renato Schifani, non prende nemeno in considerazione le voci di un Berlusconi che avrebbe individuato in Corrado Passera il futuro leader di una grande coalizione composta da Pdl-Pd e Terzo Polo: «Sono solo congetture. La grande coalizione deve essere un'eccezione, non una regola». La voce, comunque, gira e i leghisti scendono in trincea. «Se Pd e Pdl dovessero accordarsi sulla legge elettorale nel tentativo di far fuori la Lega, i cittadini del Nord farebbero pagare caro questo tradimento» avverte il presidente dei giovani padani, Paolo Grimoldi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA