Riforme, Napolitano chiede passo avanti

di Gabriele Rizzardi wROMA «Da questa crisi deve uscire un'Italia più sobria e più giusta». Nel suo secondo e ultimo giorno di visita a Bologna, Giorgio Napolitano torna a sollecitare l'attuazione delle riforme istituzionali, ma anche economiche e sociali. Parlando agli amministratori locali del capoluogo emiliano, il presidente della Repubblica spiega che è possibile uscire dal tunnel della crisi a condizione che si facciano sacrifici. Partendo dalla convinzione che nessuna categoria può sentirsi «esentata» e che probabilmente l'Italia uscirà dalla crisi «materialmente impoverita», Napolitano spiega che la coesione sociale è un «bene prezioso» ma poi aggiunge che non può significare «immobilismo». Servono sacrifici, come il ridimensionamento dei livelli di reddito dei lavoratori e la rinuncia a stili di vita dispendiosi che non possiamo più permetterci, ma anche questi potrebbero essere non sufficienti se non si inverte la rotta e si trova una soluzione al debito pubblico che pesa in maniera «immorale» sui giovani. «Noi non possiamo lasciare sulle spalle delle generazioni più giovani questa spaventosa eredità, dobbiamo allentare questo vincolo perché viaggiamo oltre i 70 miliardi di euro ogni anno di interessi sui titoli pubblici», avverte Napolitano. I sacrifici, insomma, sono necessari per soddisfare le richieste che giungono dall'Europa, ma anche e soprattutto per avere un'Italia con i conti in ordine e quindi in grado di crescere e di svilupparsi. Il governo ha il dovere di far quadrare i conti mentre i partiti e il Parlamento devono attuare le riforme istituzionali che sono in ritardo e devono esser messe subito in calendario. Sull'architettura istituzionale, secondo Napolitano c'è «molto conservatorismo e molta continuità». E, per questa ragione, «non sarà facile» giungere al superamento del bicameralismo perfetto «nonostante gli appelli e le sollecitazioni». Ma ci sono anche altre riforme che sono in ritardo e che potrebbero essere fatte usando il tempo che manca alla fine della legislatura. E quella sulla quale Napolitano insiste riguarda l'abolizione delle Province, sulla quale si è rimasti «a metà»: «Occorre fare un punto e scegliere una strada. Forse avremmo fatto bene a sceglierla 42 anni fa quando vennero eletti i consigli regionali. Quello era il momento per rivedere altre questioni istituzionali. Ora, bisogna mettere bene a fuoco il nodo delle Province già accennato dal governo Monti e risolverlo con razionalità, con una visione d'insieme». Oltre all'abolizione delle Province, si deve fare anche il federalismo fiscale. Napolitano lo dice anche in risposta alle polemiche dei leghisti, che lo hanno accusato di aver frenato la riforma tanto cara a Bossi e hanno disertato l'incontro di Bologna. Un'accusa che il presidente della Repubblica rispedisce al mittente: «Ho sempre detto che il Titolo V della Costituzione rende un dovere attuare il federalismo fiscale. Dunque si verifichi se ciò che si è finora proposto va bene e si può andare avanti. Altrimenti si decida come apportare delle modifiche». L'appello lanciato dal capo dello Stato viene fatto proprio da tutti i partiti o quasi. La Lega, ad esempio, apprezza l'intezione di accelerare sul federalismo fiscale ma non vuole nemmeno sentir parlare dell'abolizione delle Province. «Le Province in Piemonte non sono enti inutili» scrive su Facebook e su Twitter il governatore leghista , Roberto Cota. Esattamente il contrario di quel che sostiene il vicecapogruppo dell'Idv alla Camera, Antonio Borghesi: «Sono un peso morto sulle spalle dei cittadini. Non c'è spazio per soluzioni diverse dalla loro definitiva abolizione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA