Montalcino - valle Versa Lo «spread» oltre quota 600
di Fabrizio Guerrini wSANTA MARIA Un vigneto a Montalcino sta a un vigneto pregiato di pinot nero da spumante in alta Val Versa come il bund tedesco sta a un bond italiano: c'è una differenza, anzi, anche più alta. In fatto di viti lo spread, infatti, non viaggia attorno ai 500 punti , bensì attorno ai 600 punti percentuali. Ovvero 350mila euro all'ettaro toscano contro i 50.400 all'ettaro d'Oltrepo. Un divario che non si riduce, nonostante in quella zona della Toscana stia infuriando una violenta e aspra battaglia sui disciplinari dopo i controlli dei Nas degli anni passati. Il vigneto d'Oltrepo proprio non ce la fa a risalire la china delle quotazioni e, soprattutto, non riesce a colmare lo spread con i terreni di altre zone vocate. Non lo fa con il Bresciano: un vigneto in Franciacorta passa di mano a un prezzo medio di 82.00 euro all'ettaro, ma è una cifra che va maggiorata del 40 per cento per i vigneti Doc e Docg. Quotazioni perlomeno doppie anche in Trentino: si viaggia tra i 100mila e i 130mila euro ettaro. Non va meglio per l'Oltrepo nei confronti del Veneto: 108mila euro medi nella zona del Bardolino e 103.400 euro in quella del Valpolicella. Solo in Piemonte le quotazioni medie non sono lontane da quelle oltrepadane, ma se ci si sposta in Toscana il baratro economico si fa profondo. Nell'area del Chianti la quotazione più economica è attorno agli 85-90 mila euro medi, se poi si va nel senese la soglia è di 144mila euro con punte oltre i 350mila. L'Oltrepo resta fermo a quote basse: 50.400 euro per i vigneti Doc, 40mila per quelli Igp. Incrementi percentuali minimi. Nulla a che vedere con il 153 per cento d'incremento che i vigneti del Montalcino hanno fatto registare dal 1967 ad oggi. Ma l'Oltrepo vale davvero meno? Si tratta pur sempre della terza zona italiana per numero di ettari a vite (13mila 500), è il primo bacino vitivinicolo di Lombardia dove si produce il 55% del vino dell'intera regione. Ci sono 3200 aziende e 11mila addetti del settore. Senza dimenticare che, con i 3.500 ettari destinati al pinot nero per la base spumante del metodo classico e del Cruasé, vanta il primato nazionale. Eppure, secondo un recente sondaggio di Winenews tra le mete cult degli appassionati in testa figura a grande maggioranza la Toscana seguita dal Piemonte poi la Sicilia con il 9%, l'Umbria e il Trentino con l'8%, il Friuli con il 3% e, infine, tra le altre, le zone di Soave e Franciacorta. Nessuno cita l'Oltrepo. Qualcuno , che ci sta da tempo investendo (come i Moratti a Cigognola o lo stesso Zonin in Val Versa), sostiene che è meglio così. «Bello come la Toscana, ma costa sei volte meno». Sono affari per pochi.