Più rigore per tutti e sanzioni a chi sfora
ROMA Il testo definitivo del «Trattato intergovernativo sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione monetaria ed economica» si conoscerà solo lunedì sera. La bozza che arriva sul tavolo dei leader che si riuniscono oggi a Bruxelles lascia aperti i nodi sul debito e la partecipazione dei paesi fuori euro ai summit di Eurolandia, che i negoziati tecnici non sono riusciti a chiudere. Questi i punti principali del documento di 11 pagine. Chi partecipa - Tutti i paesi della Ue, tranne la Gran Bretagna. Ma non è sicuro che si terminerà con tutti e 26. La Polonia minaccia di non aderire se non otterrà di partecipare a tutti i Vertici dell'Eurogruppo. Il sì della Svezia è legato al via libera condizionato ottenuto dal governo di minoranza dall'opposizione socialdemocratica. La posizione della Repubblica ceca resta incerta. Obbligo al pareggio - Il "contratto" tra i 26 introduce la "regola d'oro" del pareggio di bilancio nelle Costituzioni nazionali e/o in legislazioni equivalenti e prevede «sanzioni semiautomatiche» contro ogni «violazione del criterio del disavanzo». Le procedure potranno essere bloccate solo con una maggioranza qualificata contraria (85%). I governi hanno un anno di tempo per mettere in atto le nuove norme. I paesi più «rigoristi» chiedono procedure e sanzioni semiautomatiche anche per lo sforamento del tetto sul debito (l'Italia si oppone). Sanzioni e multe - La Corte di giustizia Ue potrà imporre sanzioni fino a un massimo dello 0,1% del Pil ai Paesi che non introdurranno l'obbligo del pareggio di bilancio nelle norme nazionali. Le multe «dovranno essere versate all'Esm», il fondo salva-Stati permanente che dal primo luglio prossimo subentrerà all'Efsf. A decidere un importo delle ammende «adeguate alle circostanze» sarà la Corte di giustizia Ue e la sanzione scatterà quando il Paese al centro della procedura risulterà recidivo. Chi denuncia - Il potere di "denunciare" ai giudici europei un Paese indisciplinato potrà essere esercitato sia dalla Commissione europea che da un altro Paese della zona euro firmatario dell'accordo. Ritmo di riduzione del debito - Il Patto prevede l'obbligo di rientrare verso il tetto del 60% del Pil al ritmo di 1/20 l'anno per la parte eccedente. L'Italia avrebbe ottenuto che vengano considerati «fattori rilevanti» (come la riforma delle pensioni, l'indebitamento privato, l'avanzo primario) e gli andamenti ciclici dell'economia. che concorrono a determinare la sostenibilità di medio periodo. In vigore con 12 ratifiche - Il Patto diventerà operativo il primo gennaio 2013, non appena «sottoscritto da almeno 12 Paesi membri dell'euro».