Pronti a versare volontariamente ma non basta
PAVIA Daniela Bonini di Stradella, dipendente nel settore privato, telefona come quasi tutti i lettori che sono riusciti a prendere la linea con l'esperto di Pensioni Remo Epifani dopo aver raccolto all'Inps tutto il materiale necessario. Ma un conto è avere le carte in mano, un conto è saperle interpretare. Daniela, così, scopre che per sole tre settimane di contributi mancanti dovrà aspettare due anni per andare in pensione. «Ero convinta di averne diritto dal 2012 – spiega – visto che è il 40esimo anno di lavoro». Ma il calcolo rifatto sull'esatto numero di settimane mostra che mancano tre quote contributive: «Per non essere compresi nella riforma avviata dal governo Monti – spiega l'ex direttore dell'Inps Epifani – è necessario che alla fine del 2011 siano maturati sia i requisiti contributivi che quelli anagrafici. Se, anche per tre sole settimane, i requisiti non sono maturati, si rientra nella riforma che per le donne fissa l'età minima a 62 anni». Nel caso di Daniela da Stradella questo significa che, per tre settimane di bollini mancanti, il lavoro dovrà proseguire per altri due anni. «Ma nemmeno versando volontariamente i contributi che mancano si più aver diritto alla pensione?», chiede Daniela Bonini. «No – risponde Epifani –. Perché anche versando volontariamente i contributi non si rientrerebbe nella categoria prevista dalla riforma». La contribuzione volontaria, invece, potrebbe risolvere la situazione della moglie di Claudio De Santis che chiede aiuto all'ex direttore Inps. «Per 33 anni e mezzo mia moglie ha lavorato nella stessa ditta che, però, è fallita mettendo i dipendenti in mobilità». Mobilità non retribuita visto che si tratta di una piccola azienda. «Mia moglie non ha trovato un altro posto, quindi non ha la possibilità di maturare, a 56 anni e quindi lontana dall'età minima per la pensione di vecchiaia, i conributi necessari». L'unica via d'uscita sarebbe raggiungere, versando volontariamente, i 41 anni e 6 mesi di contributi richiesti: l'alternativa è aspettare, cercando un lavoro, almeno dieci anni per raggiungere la pensione di vecchiaia che progressivamente aumenterà per le donne fino a pareggiare quella degli uomini.