Legami indiretti fra i tre ultimi eventi

ROMA Tre terremoti in pochi giorni non legati direttamente fra loro, ma originati dal movimento della placca Adriatica. Con una magnitudo di 5.4, quella avvenuta ieri nell'area compresa fra Parma, Massa Carrara e Reggio Emilia è stata la scossa più violenta delle tre che hanno fatto tremare il Nord: quella di magnitudo 4.9 registrato il 25 gennaio nella provincia di Reggio Emilia e quella di magnitudo 4.2 avvenuta nella notte fra il 24 e il 25 gennaio nella provincia di Verona. Per fortuna il nuovo terremoto è avvenuto molto più in profondità rispetto agli altri, a 60 chilometri, e grazie a questo gli effetti sono stati attenuati. «Anche questo terremoto è legato al movimento della placca Adriatica, che in questi ultimi mesi si sta facendo un pò più intenso», ha osservato il sismologo Alessandro Amato, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). «Al momento - rileva - non ci sono però dati storici sufficienti per interpretare con maggior precisione il fenomeno in corso». È invece ben noto il modo in cui la placca Adriatica si muove: a Nord-Est spinge verso l'Europa e in questo movimento scorre sotto le Alpi, generando terremoti nella zona di Verona e poi verso il Friuli e le Prealpi; scendendo in direzione Sud, invece, si piega gradualmente sotto l'Appennino, inarcandosi a causa della sua rigidità. È stato questo movimento a generare il terremoto nel Reggiano, in un'area più vicina alla pianura e con una pericolosità sismica classificata come medio-bassa, così come oggi ha colpito un'area più vicina ai rilievi e classificata con una pericolosità medio-alta. Di «sciame sismico nell'Appennino Tosco-emiliano» parla Salvatore Barba, altro sismologo dell'Ingv. «E' possibile – aggiunge – che ci siano scosse anche più forti».