S. Matteo, neonata operata dopo una settimana di vita
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA La piccola Alice (usiamo un nome di fantasia per tutelarne la privacy) è nata in anticipo e sulla bilancia superava di poco i 500 grammi di peso. Ma nella culletta del reparto di Patologia Neonatale del San Matteo, dove è stata trasferita dopo il parto, ha manifestato sin dalle prime ore i sintomi di un disagio più grave. Il dotto di Botallo, un corto collegamento vascolare che nel feto unisce l'arteria polmonare con l'arteria aorta e che dopo la nascita di atrofizza gradualmente, è rimasto aperto. Una condizione incompatibile con la vita. «Un'anomalia congenita che di solito si riesce a correggere con una terapia farmacologica – spiega il professor Mauro Stronati, primario di Patologia neonatale –. Ma quando il piccolo paziente non risponde al trattamento è indispensabile un intervento chirurgico salva-vita». Alice è stata sottoposta a un'operazione nella sua prima settimana di vita. E per operare la piccola, uno scricciolo che stava nel palmo di una mano, i cardiochirurghi del San Matteo sono andati "in trasferta"al quinto piano della palazzina di Pediatria. «Per intervenire su pazienti così piccoli, di 400-500 grammi di peso, si utilizza una strumentazione chirurgica pediatrica, miniaturizzata – spiega il professor Andrea D'Armini, cardiochirurgo – Sono interventi di microchirurgia». La piccola è stata operata direttamente nella sua culla termica, nel reparto di patologia neonatale. Alice è stata addormentata dall'anestesista Roberto Veronesi mentre D'Armini, con un aiuto, due strumentisti e un'infermiera, ha praticato la correzione del dotto: «Un'incisione di un centimetro sulla cute, l'apertura si chiude con un chip di titanio ed è una soluzione permamente». La mancata chiusura del dotto di Botallo può verificarsi nei neonati prematuri che rischiano così di andare incontro a una grave insufficienza respiratoria. E a crisi fatali. «E' un evento raro – spiegano i medici –. Al San Matteo registriamo un paio di casi all'anno che si concentrano qui perché c'è una Patologia neonatale molto attiva». Il dotto normalmente si chiude in autonomia entro i primi 3-4 mesi di vita. Quando ciò non accade è responsabile di tutta una serie di disturbi dovuti al fatto che, attraverso il dotto, continua a passare sangue, non più dall'arteria polmonare all'aorta, ma in senso inverso, e cioè dall'aorta all'arteria polmonare, poiché è maggiore la pressione del sangue nella prima rispetto alla seconda.