Camusso: un governo importante

di Vindice Lecis wROMA Il ruolo di questo governo è importante perché ha il merito storico di «aver chiuso col berlusconismo» ma «la seconda fase della manovra» quella con i provvedimenti per lo sviluppo «serve qui e ora, non quando verrà». Parlando ai quadri delle Camere del Lavoro del Nord al Forum di Assago, il segretario della Cgil Susanna Camusso conferma che Monti e il suo esecutivo di tecnici stanno compiendo «scelte importanti come la battaglia sull'evasione fiscale che era diventata un tabù ed è invece tornata ad essere una priorità». La Cgil non è pregiudizialmente ostile ma la fiducia «di una parte del Paese è determinata anche dalla preoccupazione, cioè di avere finalmente scoperto dopo tre anni di bugie che il Paese era in una grave crisi e bisognava affrontarla». Disponibili a un confronto vero ma non disposti ad accettare tutti i provvedimenti. Sulle liberalizzazioni, ad esempio, Camusso contesta la mancanza di «tutela del lavoro» e così sulle pensioni bisogna cambiare. Perché quella riforma «non la regge né il mercato, né i lavoratori». La Cgil però non è disposta a cavalcare le spinte ribellistiche: «Siamo molto preoccupati delle manifestazioni nel Mezzogiorno, del linguaggio che si usa, dell'idea di una frammentazione corporativa, di quelli che dietro stanno strumentalizzando. Non sono spontanee sollevazioni ma operazioni politiche precise di chi cerca di recuperare il controllo perso del paese. La dignità del lavoro è una cosa fondamentale e dobbiamo dire no a chi strumentalizza». Nella Cgil le critiche al governo sono comunque forti. La leader dei pensionati Carla Cantone chiede a Monti un tavolo urgente e il segretario della Fiom, Landini, propone uno sciopero generale se il governo toccherà l'articolo 18. Il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia ha invece percepito, partecipando a Davos al meeting annuale del Forum economico mondiale, che con la caduta del governo Berlusconi «l'Italia è più credibile dell'anno scorso. Ci chiedono varie cose ma la credibilità del Paese è maggiore». Sulle liberalizzazioni la presidente degli industriali ha spiegato che «da una parte ci sono atteggiamenti di responsabilità, dall'altra poi ci sono i tassisti, i farmacisti che protestano. Però le persone sono più contente perché prezzi più bassi, tariffe più basse, vuol dire maggiore reddito spendibile». Anche il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, a Davos ha avvertito «una grande attenzione e un certo forte rispetto per quello che l'Italia sta facendo». D'altra parte le misure prese tengono conto che «sin dall'inizio il lavoro presupponeva che fossimo in recessione». Per questo non bisogna enfatizzare eccessivamente le fioche luci in fondo al tunnel della crisi: «Ci sono segnali positivi ma dobbiamo sapere che siamo ancora in zona ad alto rischio» dalla quale si uscirà «continuando con il lavoro che si sta facendo». L'ottimismo va temperato «sapendo però che la situazione europea del nostro Paese non lascia ancora tranquillo nessuno. Ma l'appoggio profondo e il lavoro comune tra governo, Parlamento e forze sociali mi sembra cominci a dare qualche segnale decisamente positivo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA